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Oro alla patria: l’Italia ha già dato, anche troppo

16 settembre 2011

Libertiamo – 16/09/2011

Su Libertiamo, Francesco Valsecchi ha ieri rilanciato l’idea di una mega-patrimoniale per ridurre lo stock del debito passato e alleggerire il peso di quello futuro, che dovrebbe in teoria diventare meno costoso, se il rapporto debito/Pil venisse rapidamente portato a livelli più “europei”. E’ un’idea sostenuta da Giuliano Amato e più recentemente da Alessandro Profumo. Ma è un’idea sbagliata perché parte da presupposti sbagliati. E diventa pericolosa proprio perché non riconosce l’errore.

Valsecchi, per suffragare la propria tesi e la sostenibilità di una “manovrona” patrimoniale, cita il rapporto della Banca d’Italia sulla distribuzione della ricchezza in Italia:

Dal rapporto della Banca d’Italia del 20 dicembre 2010 emerge che, nel 2009, la ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni ecc.) e finanziarie (depositi, titoli, azioni ecc.), al netto delle passività (mutui, prestiti ecc.), è stimabile in circa 8.600 miliardi di Euro. La distribuzione, però, è caratterizzata da un alto grado di concentrazione, atteso che la metà delle famiglie italiane detiene solo il 10% di tale ricchezza, mentre il 10% più ricco detiene quasi il 45% della ricchezza complessiva.

Sarebbe auspicabile che quanti citano questo rapporto per giustificare la necessità di una tassazione patrimoniale straordinaria, come, in altri casi, la sua opportunità a fini redistributivi, lo considerassero e valutassero per intero, anche là dove spiega come la ricchezza nazionale sia ripartita per fasce di età. Ciò che ne risulta è piuttosto ovvio: i “ricchi”, quelli da colpire e da punire, sono semplicemente gli anziani, cioè coloro che durante la vita hanno risparmiato ed oggi dispongono, magari, di un appartamento di proprietà.

In genere nello stesso nucleo familiare, o più facilmente in una famiglia che comprende, scalando le generazioni, più nuclei familiari distinti (i nonni, i genitori, i figli, le loro famiglie) i più giovani hanno accumulato meno ricchezza dei più anziani e non credo che sia necessario spiegare perché. E sempre più frequentemente – è una delle spiegazioni della vocazione al risparmio delle famiglie italiane – la ricchezza accumulata dalle generazioni più anziane rappresenta l’unica forma di welfare “affidabile” sulla quale i più giovani possono contare.

Poco tempo fa, su NoiseFromAmerika, Sandro Brusco ha provato a calcolare quale sarebbe la distribuzione della ricchezza in una società di “eguali”, cioè in un’immaginaria società in cui tutti guadagnino la stessa cifra dall’inizio alla fine della propria carriera lavorativa e in cui l’accumulazione della ricchezza sia solo una funzione del risparmio. Ebbene, il dato finale che ne emergerebbe non si discosta di molto da quanto riportato sull’Italia, paese reale e non immaginario, dalla Banca d’Italia. Leggere per credere.

Quanto al gettito ricavabile da questa patrimoniale, “manovra certamente molto impegnativa, ma non impossibile”, Valsecchi insiste sulla cifra indicata da Alessandro Profumo, 400 miliardi di euro (anzi, Valsecchi è addirittura più ottimista, dato che parla di 400/500 miliardi). Quindi anche per lui possono valere le argomentazioni usate da Giorgio Meletti sul Fatto che spiega che questi soldi, semplicemente, non ci sono, e che il tentativo di espropriare, nel giro di poco tempo, una somma pari a poco meno della metà della liquidità circolante e dei depositi (circa 930 miliardi) avrebbe sulla nostra economia effetti devastanti.

Gli italiani sanno che il PD ha in serbo per loro una patrimoniale (sugli immobili) da 5 miliardi di euro. Che la CGIL insiste perché si arrivi a 15 miliardi. Però da qualche tempo vedono anche che non i poveri e i loro (sedicenti) difensori, ma i ricchi e i loro rappresentanti nell’establishment finanziario del Paese ritengono possibile una patrimoniale di 400 miliardi di euro (e molti politici “moderati”, anche nel Terzo Polo, applaudono). Valsecchi sostiene che il Governo in carica non è all’altezza di una simile iniziativa: c’è quindi da meravigliarsi del fatto che una percentuale rilevante di italiani voterebbe ancora per Berlusconi? Che lo consideri, e solo l’idea fa rabbrividire, come il “minore dei mali”?

Valsecchi afferma inoltre che “gli oppositori della patrimoniale si guardano bene dall’indicare misure alternative”. Non è solo lo stock del debito a muovere gli investitori a diffidenza sulla solvibilità di un Paese, ma la sua capacità di ripagarlo crescendo a ritmi sostenuti. L’alternativa alla patrimoniale c’è ed è il taglio e la riorganizzazione della spesa pubblica. Le liberalizzazioni e le privatizzazioni. Se no, l’Italia non cresce.

Le uniche misure che i mercati oggi giudicherebbero credibili non sono però giudicate un’alternativa da chi ritiene che la nostra spesa pubblica, folle e discrezionale, sia l’unica “variabile indipendente” della politica italiana. D’altronde è già successo nel 1992 con Amato e poi per entrare nell’euro: una bella spremuta e via, come prima a far baldoria. Questa volta si accontenterebbero di “appena” 400/500 miliardi di euro.

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