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Quantità (e apertura al commercio) fa virtù

17 settembre 2011

Chicago Blog – 17/09/2011

Le esportazioni di mais dall’Ucraina sono destinate a raddoppiare nel prossimo anno, fornendo un certo sollievo ai mercati globali di cereali che si aspettano un raccolto deludente negli Stati Uniti.

Un salto in avanti che prevedibilmente renderà la nazione dell’Europa Orientale il terzo più grande esportatore di cereali del mondo, superando il Brasile per la prima volta in sette anni. Gli Stati Uniti sono il primo esportatore di mais in termini di volume, seguiti dall’Argentina.

In Ucraina si prevede un raccolto record dopo la siccità devastante dello scorso anno. Gli agricoltori hanno seminato più mais e utilizzato sementi di qualità migliore per sfruttare i prezzi più elevati, e il raccolto ha anche beneficiato di un clima estivo favorevole.

Le esportazioni di mais dall’Ucraina potrebbero raggiungere i 12,5 milioni di tonnellate in questa stagione, in aumento rispetto ai 5,3 milioni di tonnellate dello scorso anno, secondo l’agenzia ucraina di analisi agricola APK-Inform. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti prevede che dall’Ucraina saranno disponibili 10 milioni di tonnellate per l’annata agricola che iniziata questo mese: un aumento dell’82% rispetto allo scorso anno.

Quanto riportato in questo articolo del Wall Street Journal dimostra ancora una volta come l’apertura al commercio internazionale, non l’autosufficienza o il protezionismo, sia l’unica chiave disponibile per combattere la volatilità dei prezzi delle materie prime: se ogni regione del pianeta dovesse contare esclusivamente sulle proprie forze per l’approvvigionamento di cereali, i produttori ucraini non avrebbero potuto approfittare dell’opportunità offerta loro dall’aumento della domanda globale di cibo, mentre gli abitanti di altre zone del mondo si godrebbero scarsità di generi alimentari e prezzi alle stelle, ben più alti di quelli attuali. D’altronde un’annataccia può toccare a tutti, anche al più autosufficiente: l’anno scorso è toccata proprio a Russia ed Ucraina, che con i cereali se la sono sempre cavata piuttosto bene.

In questo caso, tra l’altro, i produttori ucraini dovranno accontentarsi di realizzi inferiori a quelli che prometterebbero loro i prezzi globali, in ragione delle stupide tasse sull’export di cereali imposte dal loro governo.

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