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Tra scienza e diritto

14 ottobre 2011

Giordano Masini, su questo blog, ha postato due interventi – qui il primo, qua il secondo -, esprimendo disappunto, circa il processo che, a L’Aquila, vede imputata, per il sisma del 6 aprile 2009, la Commissione Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi, meglio nota, semplicemente, come Commissione Grandi Rischi.

Questa posizione, non è molto diversa da quella che, il Prof. Mario Tozzi , ha espresso su La Stampa.it.

La parte centrale di entrambe le posizioni, mi pare possa sintetizzarsi in questa frase del Prof. Tozzi:

(…) non si era mai visto in nessuna parte del mondo un processo a scienziati colpevoli di non aver preso le misure precauzionali prima dell’unico evento catastrofico, per definizione, imprevedibile (…) .

Vorrei fare due osservazioni.

1. Allo stato attuale della Scienza ufficiale, le posizioni espresse da Giordano Masini e Mario Tozzi, sono certamente fondate. Infatti, prevedere un terremoto, e cioè indicarne la localizzazione, la data e la magnitudo, non sembra rientrare, ad oggi, tra le capacità della Scienza.

Nel nostro Paese, questa posizione ufficiale della Scienza, può leggersi, tra le altre parti, sulle pagine web dell’INGV.

2. Con la seconda osservazione, invece, vorrei dissentire da entrambi.

Entrambi sembrano lamentare, in estrema sintesi, che, a L’Aquila, si stia celebrando un processo che non dovrebbe celebrarsi. Se leggo bene i loro interventi, Giordano Masini e Mario Tozzi obiettano che, se il terremoto è un evento non prevedibile, non si sa bene di cosa sia mai accusata la Commissione grandi rischi.

Se mi riesce, vorrei soltanto replicare su questo specifico aspetto. Vale a dire: Perché la Procura della Repubblica de L’Aquila, ha chiesto il giudizio per la Commissione grandi rischi?

Non è mia intenzione, dunque, discutere la solidità o la fragilità dell’accusa mossa, dalla Procura, alla Commissione grandi rischi. Per dare un giudizio più informato, bisognerebbe leggere, quantomeno, il fascicolo del Pubblico Ministero.

Ad ogni modo, per – tentare – di rispondere alla domanda appena posta, utilizzo gli unici documenti in mio possesso, e, cioè, la Memoria del Pubblico Ministero, e il Verbale della Commissione grandi rischi, del 31 marzo 2009, che si trova alle pagine 39 e 40 della Memoria stessa.

Leggendo la Memoria, a me sembra che la Commissione non sia imputata, volendo usare una formula, per non aver colpevolmente previsto ciò che avrebbe dovuto diligentemente prevedere.

Infatti, molto opportunamente, a pagina 57 della Memoria, il P.M. chiarisce le ragioni che lo hanno spinto ad inviare la Memoria al Gup. Scrive il P.M. :

L’intento (…) non è quello di muovere agli imputati (…) un giudizio di rimprovero per non aver previsto la scossa distruttiva del 6 aprile 2009 (…)

Ma, la Procura de L’Aquila, riconoscendo alla Commissione Grandi Rischi – pagine 14, 15, 16 -,

(…) un obbligo di informazione chiara, corretta e completa (…) “, ìmputa, alla stessa Commissione, di aver fallato proprio in tal senso. Difatti, alle pagine 57 e 58, il P.M. osserva che:

(…) molte informazioni appaiono approssimative, generiche, contraddittorie (…); le informazioni fornite imprecise e fuorvianti.

Ma quali sono le fonte normative, in base alle quali il P.M. accusa la Commissione di aver mancato di informare adeguatamente i cittadini abruzzesi? Le fonti sono riportate, nella Memoria, alle pagine 13, 14, 15, 16, 17.

Altra domanda. Perché il P.M. scrive di informazioni che, a suo giudizio, sarebbero state “approssimative, generiche, contraddittorie” ?

Perché, secondo il P.M., gli esperti della Commissione, sia nel Verbale del 31 marzo 2009, che in alcune interviste rilasciate ai media, avrebbero reso, ad esempio, dichiarazioni di questo tipo:

Qualunque previsione non ha fondamento scientifico (Prof. Franco Barberi, pag. 58, Memoria P.M.).

Ma poi, lo stesso Prof. Barberi, affermava che:

Non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento (cfr., pag. 58, Memoria P.M.).

A giudizio del P.M., queste due informazioni, costituirebbero una “proposizione autocontraddittoria”, “una antinomìa logica” (cfr., pag. 59, Memoria P.M.).

Che le considerazioni svolte dal P.M. siano giuridicamente fondate, oppure no, sarà un Giudice terzo a stabilire. Da cittadini, credo ci si debba augurare un processo celere, ma accurato. Gli imputati coinvolti, le 309 vittime del sisma, i sopravvissuti , e noi tutti, ne abbiamo pieno diritto.

  • Vorrei ringraziare Giordano Masini, per aver molto cordialmente ospitato questo scritto.
  • Mi sembra doveroso ringraziare il dott. Patrizio Trapasso, ideatore e curatore, insieme a Corrado Mastropietro, dell’ottimo e meritorio sito, 6 aprile.it. Devo alla sua cortese disponibilità, la Memoria del P.M., tratta da www.6aprile.it
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10 commenti leave one →
  1. 14 ottobre 2011 23:28

    Salvatore, sono io a ringraziarti per l’intervento, e ti ringrazio per aver pubblicato il link alla memoria del PM, che ancor di più mi conferma quanto avevo scritto nei precedenti post.

    Secondo il PM vi sarebbe una contraddizione tra le due frasi “Qualunque previsione non ha fondamento scientifico” e “Non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento”. In particolare il PM sostiene che una frase afferma l’esatto contrario dell’altra.

    Allora io ho l’impressione che oltre a qualche problema con la scienza e il metodo scientifico, il PM abbia anche qualche difficoltà con la lingua italiana (o forse qualche problema ce l’ho io, non so…). Dove sarebbe la proposizione autocontraddittoria? Dove l’antinomia logica? Premesso che in una conferenza stampa forse non si misurano al millimetro le parole, e che con ogni probabilità le due proposizioni erano le risposte a due domande differenti, a me sembra che siano perfettamente conseguenti, e che mettendole una di seguito all’altra se ne ricavi una frase dal senso logico più che compiuto: “dato che qualunque previsione non ha fondamento scientifico, non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento”.

  2. 15 ottobre 2011 00:20

    Consiglio questo articolo, del sottoscritto. Chi non ha vissuto quel periodo, quella notte, e quello successo dopo non può capire completamente o facilmente. GLI ERRORI NON VANNO RIPETUTI. LO DOBBIAMO CHIEDERE CON FORZA, ALMENO PER QUEI 309 MORTI CHE A L’AQUILA RICORDIAMO OGNI GIORNO. Chi prova a sviare dicendo che si sta facendo un processo alla scienza o agli scienziati, o mente sapendo di mentire, o non ha capito niente e non si sforza di capire.
    Se non si è grado di prevedere che un evento accada, nemmeno si poteva escludere che non sarebbe accaduto. Il resto è storia che conoscete.

    http://www.6aprile.it/featured/2011/09/20/commissione-grandi-rischi-a-l%E2%80%99aquila-nessun-processo-agli-scienziati.html

    Patrizio Trapasso, 6aprile.it

  3. 15 ottobre 2011 01:12

    Gentile Patrizio Trapasso, la ringrazio per essere intervenuto in questa discussione. Alcuni dei miei familiari più stretti vivono ad Assergi, e quei giorni li ricordo molto bene. Pur non avendo vissuto direttamente l’esperienza del sisma, ciò che è successo prima e dopo il sei aprile non mi è completamente estraneo.

    Da ciò che ho letto nella memoria del PM la commissione ha escluso “che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento”, e questo, sulla base delle conoscenze oggi disponibili e per quel che ne so io, è un’informazione corretta, anche se in alcuni casi, come in quella notte sciagurata, un forte evento può anche verificarsi proprio dopo una sequenza di scosse di bassa magnitudo. Ma il termine “precursore” ha un significato ben preciso, e indica una correlazione diretta, di causa-effetto, tra un evento e l’altro (o quanto meno indica che un evento “precorre” e quindi segnala l’imminenza dell’altro).

    Cito una frase del suo articolo che ha linkato: “La corretta prevenzione, unica vera arma oggi a disposizione nei confronti dei terremoti, parte da una corretta informazione alla popolazione, e nella realizzazione di abitazioni e comportamenti atti a ridurre il rischio in caso di eventi catastrofici. Imprevedibili quanto si vuole, ma a volte, ed è il caso dell’Aquila, con un’elevata probabilità di verificarsi, per le conoscenze scientifiche sul territorio sismico”.

    Ebbene, sono completamente d’accordo con lei: una corretta prevenzione avrebbe dovuto impedire che nel territorio dell’Aquila, se si escludono i centri storici che possono avere limiti strutturali che derivano dall’età degli edifici, si costruissero con tanta facilità fabbricati insicuri, tanto da parte delle autorità pubbliche quanto da parte di privati, costruttori o semplici cittadini. Ma le informazioni sulla sismicità della zona erano di dominio pubblico, così come sono di dominio pubblico le informazioni sulla pericolosità delle pendici del Vesuvio, dove comunque si continua a costruire. All’Aquila sarebbe bastato che le autorità pubbliche traducessero le informazioni che la scienza metteva a disposizione in norme chiare ed efficaci, ma evidentemente questo non è avvenuto. Per questo continuo a ritenere che se un giudice deve cercare delle responsabilità o dei comportamenti omissivi circa il terremoto del 6 aprile, dovrebbe cercare altrove, e probabilmente troverebbe materiale più interessante. Per ora sta completamente sbagliando il bersaglio.

  4. baron litron permalink
    15 ottobre 2011 09:19

    concordo perfettamente con quanto scrive Masini nel primo commento: “fondamento scientifico” significa esattamente “scientificamente fondato”, vale a dire vero in quanto sperimentalmente ripetibile un numero infinito di volte.
    poiché la correlazione certa (sperimentalmente verificata) tra una serie di scosse a bassa intensità e una scossa di forte intensità NON esiste, non è possibile dare fondamento scientifico a una previsione basata su questi dati.
    davvero, il PM dovrebbe ristudiarsi il significato delle parole della lingua italiana, visto che è anche con l’uso di questa che si guadagna il pane…..

    quanto alle responsabilità per le morti, io darei piuttosto un’occhiata alle relazioni e certificazioni degli uffici tecnici comunali (e anche dell’ASL? non ricordo se è competente) per quanto riguarda il rispetto delle norme antisismiche degli edifici per cui s’era rilasciata l’autorizzazione alla costruzione.

  5. salvatore stefano permalink
    15 ottobre 2011 09:21

    Vorrei fare solo un’osservazione. A mio parere, credo sia più utile concentrarsi, non sul verbo ” prevedere”, bensì su “prevenire”. E, da questo punto di vista, sono certo di trovare d’accordo, sia Giordano Masini che Patrizio Trapasso. Dico questo perché temo che, su cosa debba intendersi per “prevedere”, ci sono, e continueranno ad esserci, dissensi.
    Per “prevenire”, occorre “informare”. E, anche su questo, credo siamo tutti d’accordo. Spero non sembri una sviolinata, ma ben vengano, allora, luoghi come, tra gli altri, 6 aprile.it, e La Valle del Siele. Ne parlano con toni, contenuti, finalità e forme, differenti. Bene. Ciò che mi fa rabbia, invece, è la Tv pubblica. In un Paese come il nostro, dove, gran parte del territorio è a rischio sismico, mai un dibattito, costante, su questo tema. Quando, poi, ci sono i morti, tutti i microfoni sono accesi, e le telecamere pronte a riprendere le macerie…

  6. baron litron permalink
    15 ottobre 2011 09:28

    eh, quando ci fu il terremoto dell’Irpinia venne chiamato un team di esperti giapponesi…. appena arrivati chiesero come fosse possibile che un sisma di quella magnitudine avesse potuto fare così tanti danni.

    non dovettero nemmeno assorbire il jet-lag…..

  7. salvatore stefano* permalink
    15 ottobre 2011 09:37

    Per Giordano.

    Giordano, una breve comunicazione di servizio. Quando ha un po’ di tempo, se può sistemare, cortesemente, tre links che non vanno. I links sono questi:
    1. “processo”;
    2. “sisma del 6 aprile 2009”;
    3. “La Stampa.it”.
    Gli indirizzi sono leggibili cliccando sui rispettivi links.
    Grazie molte.

    * Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano. Praticante notaio.

  8. salvatore stefano* permalink
    15 ottobre 2011 10:04

    Per baron litron.

    Ciò che lei scrive, testimonia il fatto che, in Italia, considerata la struttura dei nostri edifici, pubblici e privati, anche un sisma reputato di bassa magnitudo, può mietere vittime a decine, e a centinaia. Ci costerebbe assai meno, in termini economici, la prevenzione, che non la ricostruzione. Per non parlare, poi, in termini di vite umane…
    La mancata prevenzione, tra le altre cose, la dice lunga, secondo me, su quale sia lo stato della cultura scientifica, nel nostro Paese. Sia tra le classi dirigenti, che, tra noi, società civile. “Penosa”, può essere l’aggettivo giusto?

  9. bacillus permalink
    15 ottobre 2011 13:07

    Concordo pienamente con le osservazioni di Giordano. Le accuse ed il processo che si sta celebrando sono una follia. Questa mappa non è stata disegnata ieri:

    http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html

    e non servono particolari competenze per capirla.

  10. Alberto Guidorzi permalink
    15 ottobre 2011 14:38

    Ormai dobbiamo rassegnarci pubblici ministeri e giudici le azioni penali le inentano più in funzione della rinomanza e della pubblicità che il processo arreca loro, piuttosto che il perseguimento della vera giustizia. IL comandamento e questo: ” io ti condanno in prima istanza se non ti va fai appello”.

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