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La megatruffa dei falsi biologici

6 dicembre 2011

Quella della scoperta di una frode non è necessariamente una brutta notizia, potrebbe essere il segno di controlli efficienti e di un sistema sano che sa mantenersi tale. Ebbene, non è questo il caso:

La guardia di finanza di Verona ha scoperto una megatruffa nel settore dei prodotti biologici, sequestrando 2.500 tonnellate di materie prime e 700mila di prodotti alimentari spacciati per “bio” e scoperto un giro di fatture false per oltre 200 milioni di euro. Sei le persone arrestate a Verona, Ferrara, Pesaro Urbino e Foggia: secondo gli investigatori hanno commercializzato una quantità di prodotti pari al 10% dell’intero mercato nazionale.

Non è questo il caso perché se si parla del 10% dell’intero mercato nazionale di prodotti biologici e se queste cifre venissero confermate è l’intero sistema, con ogni probabilità, ad essere marcio fino al midollo.

Non è questo il caso perché se è stata la Guardia di Finanza a scoprire la frode questo indica che gli enti certificatori, che esistono proprio per garantire che queste porcate non avvengano, sono nella peggiore delle ipotesi collusi con i truffatori, nella migliore inefficienti ben oltre qualsiasi soglia di ridicolo.

Come si usa dire in questi casi, ci aspettiamo che venga fatta piena luce sulla vicenda, e alla svelta, anche perché c’è ancora gente che questo mestiere si ostina a farlo onestamente. Ma ci aspettiamo anche che chi, in questi anni, ha continuato a sostenere la necessità di ingigantire l’apparato di intermediazione pubblico e parapubblico, che grava sulle spalle di produttori, consumatori e contribuenti, in nome del mantra salvifico e criminogeno dell’etichettatura e della tracciabilità, sappia trovare qualche parola di autocritica adeguata alla gravità della situazione.

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2 commenti leave one →
  1. 18 dicembre 2011 12:56

    Dall’esame di tutti i documenti che interessavano le ditte coinvolte si è accertato che il volume di prodotti con falsa certificazione biologica è meno del 2,5% di quello prospettato dalla GdF, che si riferisce all’intera quantità registrata dalle ditte indagate, che risulta perdipiù frutto anche di fatturazione fittizia: non a caso agli arrestati vengono addebitati i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e altri documenti inesistenti, la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

    Anche il valore dei prodotti accompagnati da certificati falsificati è nettamente inferiore a quello stimato la settimana scorsa: applicando le quotazioni di mercato odierne, arriviamo a fatica a 5 milioni di Euro (contro i 220 milioni di cui s’era parlato: anch’essi sono riferiti al
    volume d’affari complessivo delle società coinvolte, sempre gonfiato da operazioni inesistenti).

    È stato anche accertato che la frode si è protratta da ottobre 2007 ad agosto 2008 e ha riguardato esclusivamente orzo, mais e soia per mangimi, girasole, farro, 2 partite di frumento e delle mele da purea.

    Il perimetro della frode (che innegabilmente c’è stata, ma si palesa più come “frode fiscale” che come “frode biologica”), va assai ridimensionato.

    Ciò non basta a rasserenare le 47.658 aziende perbene e le oltre 300.000 persone che lavorano nel settore biologico italiano (che sono parte lesa e attraverso le loro organizzazioni stanno costituendosi parte civile nel processo), ma dà almeno la dimensione corretta.

  2. Alberto Guidorzi permalink
    18 dicembre 2011 18:30

    Roberto Pinton

    grazie Roberto

    Io sono contro la coltivazione biologica, ma quando vi sono altre verità bisogna farle sapere.

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