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La soglia a 300 euro per i contanti è uno strumento vessatorio e inefficace

6 dicembre 2011

Libertiamo – 06/12/2011

Non mi ha mai convinto la retorica, molto diffusa tra i libertari, sulla funzione salvifica dell’evasione fiscale. Seppure sia assolutamente convinto che l’evasione sia un prodotto inevitabile dell’eccessiva pressione fiscale, e non viceversa, ritengo che un sistema economico che si fonda sul sommerso sia intrinsecamente fragile, poco competitivo sul mercato globale e fortemente dipendente dalla benevolenza della politica. Un sistema economico, per capirsi, piuttosto simile a quello del nostro mezzogiorno.

Chi sostiene che l’evasore fiscale sarebbe una sorta di eroe solitario che combatte la prepotenza dello Stato difendendo dalle pretese dell’erario i suoi sudati guadagni e la sua irrinunciabile libertà farebbe bene a chiedersi quanto sia ricattabile chi opera prevalentemente nel sommerso, e quanto la sua sopravvivenza dipenda proprio dalla benevolenza interessata della politica e delle autorità pubbliche. Chi pretende, citando classici a casaccio, che l’economia più florida e competitiva sia quella sommersa, dovrebbe fare un giro in quelle regioni d’Italia dove l’economia è prevalentemente sommersa, per vedere quante opportunità essa offra.

Detto questo, però, non mi ha convinto neanche l’articolo di Francesco Valsecchi su Libertiamo (mi scuserà Francesco se per la seconda volta rispondo criticamente ad un suo post) in cui si sostiene che portare la soglia dell’uso del contante a 300 euro sarebbe una soluzione efficace al problema dell’evasione fiscale, oltre che un mezzo per raggiungere il “desiderabile” traguardo di ridurre drasticamente l’abitudine di usare il denaro contante.

La proposta di tracciare ogni transazione economica sembra essere diventata l’ultima ratio di uno Stato che rifiuta da decenni di affrontare il vero problema, ovvero quello di rendere la prospettiva di rischiare una sanzione fiscale meno accettabile rispetto al guadagno che potrebbe derivare dall’evasione: in soldoni, riducendo significativamente la pressione fiscale sui redditi. Ma eludendo il vero problema, anche questa soluzione rischia di essere facilmente aggirata: chi vuole pagare una prestazione in nero continuerà a farlo, semplicemente conservando a casa un’adeguata disponibilità di contante (magari prelevato in banca un po’ alla volta), mentre l’ipotesi di vedersi arrivare un controllo per pagamenti superiori ad un certo importo potrebbe indurre a frazionare i pagamenti e, paradossalmente, a ridurre gli importi segnati in fattura.

Perché, è il caso di ricordarlo, i contribuenti non temono le sanzioni, ma i controlli, che sono spesso arbitrari, vessatori e si risolvono regolarmente in una grande perdita di tempo e di denaro tra scartoffie e ricorsi. Dite ai contribuenti che potrebbero ricevere un controllo fiscale se effettueranno acquisti di importi superiori ad una certa cifra, ed otterrete il pregevole risultato di spingere a pagare in nero anche chi non lo avrebbe fatto e chi non avrebbe nulla da temere.

Il fatto poi che ogni transazione economica venga tracciata produce una massa di dati enormi, ma siamo sicuri che poi sapremmo cosa farne? Mettiamo un esercito di stagisti a seguire giorno per giorno i movimenti di denaro di ogni singolo contribuente finché non sbatte il naso su qualcosa di strano? Posso immaginare che se faccio un pagamento in nero, anche con un assegno, questo potrebbe essere evidenziato nel caso in cui per altre ragioni dovessi trovarmi alle prese con il fisco, ma non sarei “stanato” dall’uso di un assegno o di una carta di credito. Per quello, forse, sarebbe più efficace una dichiarazione patrimoniale completa e degli strumenti automatici che ne rilevino la congruità con i redditi o con i movimenti dei conti correnti, fermo restando che comunque l’unica soluzione realmente efficace è quella di ridurre le tasse, più che complicare arbitrariamente la vita dei cittadini: lo stesso Valsecchi sostiene che “in nessun paese si ha un’evasione elevata come la nostra”. Sarebbe ora che cominciassimo a chiederci il perché.

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3 commenti leave one →
  1. Corrado permalink
    6 dicembre 2011 18:27

    Ma scusate, finchè avete del denaro in tasca siete voi i proprietari dei vostri soldi,
    quando il denaro esisterà solo nei computer della banca, è la banca ad avere i vostri soldi
    e deciderà lei se e quando darveli.
    In caso di controversia (voi versus Banca Intesa per esempio), come farete a difendervi ? con che cosa ? non avrete più soldi né per gli avvocati né per vivere.
    Le controversie con le mega compagnie telefoniche sono uno specchio molto realistico di quanto potrà succedere.
    Sarete degli schiavi a tutti gli effetti.
    Mi viene in mente il barone Harkonnen in “Dune”, che impiantava una valvola al cuore degli schiavi per poterli uccidere in maniera istantanea, a proprio piacimento, semplicemente togliendo il tappo.
    per i nostri conti correnti, basterà schiacciare un tasto.

  2. baron litron permalink
    7 dicembre 2011 00:28

    “in nessun paese si ha un’evasione elevata come la nostra”. Sarebbe ora che cominciassimo a chiederci il perché.

    ——-

    sarebbe anche ora che cominciassimo a chiederci se è vero, e come fanno poi a saperlo……
    si presume che, e infatti regolarmente l’agenzia nazionale di recupero crediti riesce a incassare meno di 1/10 del rilevato di ogni anno: sbagliano mira, o sparano volutamente alto a fine anno, confidando che durante l’estate le cifre vengano dimenticate?

  3. 13 dicembre 2011 15:02

    L’autore scrive:
    Non mi ha mai convinto la retorica, molto diffusa tra i libertari, sulla funzione salvifica dell’evasione fiscale.

    Non c’è retorica nel dire che un qualsiasi kopeko sottratto alla famelicità irresponsabile partitocratica crea ricchezza ed è un atto di legittima difesa.

    Né più né meno ma solo.

    Ma non è l’ora di additare questa classe di cialtroni delle istituzioni, politica, associativa a tutti affinché non si debba neppure pensare a una minima dovuta forma d’educazione nei loro confronti.
    Cominciamo con notar Giorgio: che ci sta a fare? A ordire colpi di Stato? Tecnici o politici che siano!

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