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Gli OGM sono sicuri (ovviamente) anche nel lungo periodo

11 dicembre 2011

Ci siamo sentiti raccontare per anni la storia secondo la quale non esisterebbero studi per valutare gli effetti di lungo termine deli OGM sulla salute umana e animale. Beh, non è esattamente così. Una ricerca (affidabile) ha sottoposto a verifica sistematica 24 studi del genere, e questi sono i risultati:

L’obiettivo di questa revisione sistematica era raccogliere dati riguardanti gli effetti di diete contenenti mais, patata, soia, riso, triticale geneticamente modificati sulla salute animale. Abbiamo esaminato 12 studi a lungo termine (superiori a 90 giorni, fino a 2 anni di durata) e 12 studi multigenerazionali (da 2 a 5 generazioni). Abbiamo fatto riferimento agli studi sul periodo di 90 giorni sui mangimi geneticamente modificati per i quali i dati dello studio a lungo termine o multigenerazionale erano disponibili. Molti parametri sono stati esaminati mediante analisi biochimiche, esame istologico di organi specifici, ematologia ed individuazione di DNA transgenico.

Sono stati considerati per ciascuno studio i risultati e i metodi statistici. I risultati di tutti i 24 studi non suggeriscono alcun rischio per la salute e, in generale, non vi sono differenze statisticamente significative nei parametri osservati. Tuttavia, alcune piccole differenze sono state osservate, anche se questi rientravano nel normale range di variazione del parametro considerato e quindi non hanno alcun significato dal punto di vista biologico o tossicologico. In ogni caso, uno studio sull’alimentazione dei roditori in un periodo di 90 giorni, secondo le linee guida dell’OCSE, è generalmente considerato sufficiente al fine di valutare gli effetti sulla salute dei mangimi geneticamente modificati. Gli studi hanno analizzato le prove presenti per dimostrare che le piante GM sono nutrizionalmente equivalenti alle loro controparti non-GM e possono essere tranquillamente utilizzate per l’alimentazione umana e animale.

Se la legislazione italiana ed europea sugli OGM si fonda realmente sul principio di precauzione, e non sul protezionismo basato su un pregiudizio antiscientifico e luddista, questo paper sarebbe un motivo sufficiente per ridisegnarla per intero.

Aspettiamo fiduciosi.

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  1. Alberto Guidorzi permalink
    12 dicembre 2011 18:21

    Giordano non si accontentano, vogliono le prove del rischio zero, ben sapendo che non è scientificamente dimostrabile in nessun campo.

    Vuoi la dimostrazione della malafede eccola:

    “La complicazione nasce dal fatto che, di volta in volta, del fenomeno che si vuole studiare (per esempio la risposta fenotipica di un certo organismo) mutano le condizioni esterne (per esempio una o più variabili ambientali), ossia cambiano tutti quei fattori che fanno variare il risultato dell’intera¬zione tra il fenomeno da studiare e il suo contesto (Zbilut e Giulia¬ni, 2008).”

    Questa è una citazione che hanno fatto Carlo Modonesi, Zoologo, Museo di Storia Naturale, Università degli Studi di Parma e Monica Oldani
    Etologa, Libera professionista per sostenere una loro tesi e contenuta in una comunicazione pubblicata da Slow Food e che sto divertendomi a contestare. Quella al Prof. Tamino l’ho già data a Salmome http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2011/12/la-posta-del-cervello.pdf, questa pure ed ho raccolto gli elementi per formularne una al Prof Buiatti.

    Hanno fatto una citazione e non si sono accorti che si sono tirati la zappa sui piedi perchè con quanto citato cade ogni validità all’applicazione del principio di precauzione ed al rischio zero infatti se vuoi fare delle prove di controllo sugli OGM le devi fare sul campo e pluriannuali, ma all’aperto le condizioni di sperimentazione cambiano di anno in anno quindi la prova non può dimostrare tutto, ci si può sempre appigliare al fatto che le condizioni non sono confrontabili.

    Quando l’ho detto io mi hanno fatto una risata in faccia ora che lo dicono loro però rido a crepapelle io.

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