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Ma noi non ci saremo

5 gennaio 2012

Potrebbe essere, senza esagerazioni, l’inizio di una nuova Green Revolution: il mais resistente alla siccità, progettato per ridurre le perdite dovute agli stress idrici, ha ottenuto il via libera per la commercializzazione da parte dell’USDA, il ministero dell’agricoltura statunitense. Il tratto genetico del Bacillus subtilis inserito nel genoma del mais riduce l’effetto limitante della siccità per la capacità di fotosintesi della pianta, influenzando positivamente le rese in ambienti aridi e in caso di annate particolarmente secche.

Arriva quindi la seconda generazione di piante geneticamente modificate, quando noi ancora non abbiamo potuto beneficiare degli effetti positivi della prima. E perderemo anche questo treno, ci potete scommettere, e continuerà a perdere competitività la nostra agricoltura proprio in un momento storico in cui la domanda di materie prime agricole è in costante aumento.

Non credo infatti che ci sia bisogno di sottolineare le ricadute positive che l’introduzione di questa coltura (il mais ha avuto sempre bisogno di grandi quantità d’acqua per garantire rese soddisfacenti) potrà avere sull’offerta globale di mais e sulle economie di territori come i Great Plains americani e l’Europa Meridionale, così come di aree enormi del Sudamerica e soprattutto dell’Africa (continente che infatti si sta attrezzando, cominciando a superare le resistenze protezionistiche europee), per non parlare degli effetti per l’ambiente, con la riduzione significativa del consumo di acqua in territori dove l’attività agricola determina bilanci idrici negativi.

  • Ps.: Ad uso di coloro che ritengono questa informazione rilevante, il mais resistente alla siccità è stato sviluppato da Monsanto in collaborazione con BASF.
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4 commenti leave one →
  1. Alberto Guidorzi permalink
    6 gennaio 2012 01:21

    Se permetti riporto anche qui un commento appena fatto da Bressanini, ma mi pare che riporti notizie interessanti per un dibattito.

    Il mais ha un momento del ciclo vegetativo dov’è esiziale la scarsità d’acqua, ed è quando sta per fuoriuscire il pennacchio dell’infiorescenza maschile (ne risente la vitalità del polline). Tra le produzioni di mais del 2010 e del 2011 in provincia di Ferrara vi sono 20 q medi/ha di differenza a favore del 2011. Ciò è dovuto a una pioggia caduta nel momento giusto.
    Negli USA nella regione delle “plains” si è calcolato che la siccità possa portar via fino al 40% del raccolto. Ti puoi immaginare nelle zone africane dove il fenomeno è più marcato.

    Tu puoi ben comprendere che se in effetti il nuovo mais OGM ti permette di recuperare anche solo un terzo di produzione a parità di costi, l’atteggiamento dei no OGM è solo una battaglia di retroguardia.

    A proposito sai qual’è l’atteggiamento di fronte all’innovazione in agricoltura tra un italiano, un francese ed un americano? (non si tratta della solita barzelletta, ma di un modo di capire il diverso atteggiamento)

    L’italiano si chiede subito a quale prezzo può vendere il prodotto ed è l’unico parametro dirimente.

    Il francese invece s’informa subito qual è il potenziale produttivo che può raggiungere. Per il resto ci pensa lui

    L’americano invece chiede quale decremento di costi gli procura.

    Da ciò puoi comprendere che la minor imprenditorialità risiede nell’agricoltore italiano e ciò spiega tutto.

  2. 6 gennaio 2012 18:21

    Chissà cosa ne dirà la Repubblica di questo mais ed eventuali brevetti 😉

    Saluti,

    Mauro.

  3. bacillus permalink
    7 gennaio 2012 21:00

    …”subtilis” andrebbe scritto in minuscolo, però. 🙂

  4. 8 gennaio 2012 13:04

    Grazie, bacillus, hai ragione. Corretto l’errore.

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