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La rivoluzione del nonsocché

22 gennaio 2012

Al di là delle tante stime sui danni economici che la protesta dei “forconi” sta arrecando all’economia reale della Sicilia, può essere utile conoscere l’esperienza di Andrea Valenziani, 31 anni, piccolo imprenditore agricolo di Carlentini, in provincia di Siracusa, riportata ieri dal Corriere in un pezzo firmato da Antonio Sgobba:

Produco e vendo agrumi. Sono facilmente deperibili, lo sanno tutti. A gennaio di solito vendiamo le arance tarocco. Non possiamo farlo, ci viene impedito. Questo sciopero mi è già costato decine di migliaia di euro, ma i danni più grossi li farà nel lungo periodo, se continua.

Anche stamattina sono stato fermato a un blocco. Ti chiedono “Che stai facendo?” Tu devi rispondergli che non stai andando a lavorare. Va avanti da giorni e non si sa quando finirà

Ottimo lavoro, non vi pare? Da applausi. Non ci avevano pensato, gli onniscienti organizzatori della protesta? E ovviamente, come succede sempre quando qualcuno prova a dissentire, la cosa più semplice è metterne in dubbio la buona fede. Andrea non può essere un vero agricoltore (quante volte ce lo siamo sentiti ripetere anche da queste parti?), e forse non è neanche siciliano:

Hanno detto anche che ero un attore, non un vero imprenditore. Sarà perchè per un periodo sono andato a studiare fuori. A Milano, da fisioterapista.

Bravi, bravi davvero. Si riempiono la bocca della solita fuffa sulla speculazione internazionale sulle materie prime agricole, che impedirebbe loro di tirare avanti, signora mia, chiedono protezione ed assistenza (che novità), ed impediscono di lavorare proprio a chi invece, pur tra mille difficoltà, ha trovato il modo di farcela. Andrea non è certo al soldo di chissà quale multinazionale, lavorando prevalentemente per gruppi d’acquisto solidale del CentroNord:

Adesso vendiamo le nostre arance a gruppi in Veneto, Lombardia, Lazio e Abruzzo. Sono giorni che aspettano i nostri prodotti e non li ricevono. Siamo bloccati. Clementine, primosole, sanguinelli, mori e altre varietà. Abbiamo diversificato la produzione. E puntiamo sulla qualità, lavoriamo a progetti sperimentali di agricoltura sostenibile, nel rispetto dell’ambiente e della legalità. È un mercato concorrenziale. Se c’è domanda e noi non ci facciamo trovare pronti, veniamo subito sostituiti. Ora da produttori calabresi, più avanti saranno gli spagnoli.

Maccheccefrega, non si può mica arrestare la rivoluzione del nonsocché. Non ci si può fermare un attimo a ragionare, osservare che bloccare i rifornimenti di carburante e generi alimentari ottiene il solo, ovvio, risultato di fare impennare i prezzi di quei beni. Minchia, ma non protestavamo perché la benzina costava troppo? Ma tanto la colpa è della speculazione, della concorrenza, del mercato.

Ed è proprio così. E’ della concorrenza di gente in gamba come Andrea che i “forconi” hanno paura. Del fatto che qualcuno, con la sua semplice sopravvivenza in un mondo siffatto, possa mettere in dubbio le loro stupide certezze.

Giusto un piccolo promemoria, per chiudere, ad uso di quei sedicenti libertari che alla parola “forcone” vanno in brodo di giuggiole per riflesso condizionato: il forcone dovrebbe rappresentare, e fin’ora ha sempre rappresentato, la difesa dei propri beni dalla prepotenza di uno Stato arrogante. Non dovrebbe mai servire a ledere sacrosanti diritti individuali come il diritto alla mobilità e all’intrapresa. Né dovrebbe servire per bussare a denari e chiedere protezione proprio a quello Stato che si fa finta di contestare. E non dovrebbe mai, soprattutto, essere lasciato in mano agli sciocchi.

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One Comment leave one →
  1. 22 gennaio 2012 21:34

    Io comincerei a chiedermi “cui prodest”… ricordiamoci il 61 a 0 per le destre in Sicilia alle ultime elezioni… e ricordiamoci che le destre sono le prime nemiche del governo Monti…

    Il complottismo e la dietrologia sono generalmente sbagliati… ma il chiedersi chi ci guadagna (non necessariamente a livello finanziario) è sempre utile per capire.

    Saluti,

    Mauro.

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