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All’ombra delle serre

6 febbraio 2012

Ci capita talmente di rado di trovarci d’accordo con Slow Food che la notizia merita di essere segnalata. Fatto salvo un approccio differente alla questione degli incentivi per le energie rinnovabili (preferiremmo che venissero ripensati nel loro complesso, piuttosto che intervenire con ulteriori interventi distorsivi a correggere quella che è già una pesante distorsione del mercato energetico e fondiario), l’appello per lo stop agli incentivi per le installazioni fotovoltaiche sulle serre ci pare completamente condivisibile:

Una copertura fotovoltaica pari al 50% delle superfici delle serre corrisponde infatti ad una ombreggiatura pressoché totale dei terreni sottostanti, considerata l’inclinazione dei raggi solari, ed è pertanto chiaro che, laddove venissero approvati ed incentivati progetti simili, essi risulterebbero sostanzialmente incompatibili con qualsivoglia coltura agraria.

Di più: la possibilità offerta dal decreto è talmente generosa che potrebbe alimentare la realizzazione di “finte serre”, realizzate esclusivamente per giustificare l’accesso agli incentivi. L’impatto ambientale e paesaggistico di simili installazioni sarebbe perfino maggiore di quello di un tradizionale impianto fotovoltaico al suolo, in quanto si sommerebbe l’ingombro e la visibilità delle due installazioni e, per di più, il suolo sottostante risulterebbe integralmente impermeabilizzato, con rilevanti conseguenze negative sulla corrivazione delle acque meteoriche in occasione di eventi estremi, nonché sull’alimentazione delle falde acquifere. L’equiparazione degli incentivi per i moduli fotovoltaici collocati su serre agli incentivi per i moduli collocati su edifici rischia di premiare proprio le speculazioni contro cui il decreto si batte.

Cosa che, forse ricorderete, era stata già segnalata su queste pagine all’indomani della presentazione del decreto liberalizzazioni, che contiene, a margine del blocco ai sussidi per le installazioni fotovoltaiche sui terreni coltivabili, proprio l’equiparazione degli impianti sulle serre a quelli sugli edifici.

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4 commenti leave one →
  1. Agricoltore evoluto permalink
    6 febbraio 2012 17:09

    Anch’io questa volta mi devo allineare al pensiero di Slow Food
    Basta fotovoltaico, ne abbiamo abbastanza e ci torturerà finanziariamente per tanto tempo ancora!
    Gli incentivi estorti al contribuente sono esattamente UN FURTO!

  2. alberto guidorzi permalink
    6 febbraio 2012 18:21

    Ma guarda!

    Ci hanno messo tre anni ad accorgersi che era un obbrobrio …. quando un agricoltore ce ama la sua terra perché gli assicura un reddito ( più o meno, ma più meno che più!) l’aveva già capito da subito.

    Tuttavia attenzione questa gente si scaglia su una produzione di energia altermativa che in fin dei conti media tra produzione agricola e produzione di energia rinnovabile.

    Perché SLOW FOOD non si è scagliata da subito sul devolvere della buona terra a produrre derrate alimentari da bruciare? Oppure sull’uso di buona terra come supporto di pannelli solari? Mistero dei Misteri!

    Visto che per il solo fatto che Slow food abbia firmato un partenariato con la Coca Cola per salvare gli orsi polari (Coca Cola carica un quid di prezzo su ogni bottiglia o lattina della sua bevanda venduta per poi devolverla a Slow Food) forse le lobby del fotovoltaico su serra hanno rifiutato di elargire fondi a Slow Food per salvare i rinoceronti uccisi per usi di parti anatomiche per scopi afrodisiaci ?

    Giordano Con Slow Food a pensar male….. ci si prende sempre!!!!

  3. uno permalink
    6 febbraio 2012 19:56

    ho sentito (video in rete) il fondatore straparlare di agricoltura e di “terra bene comune” in compagnia del fenomeno sindaco e dell’architetto tardivamente dissociato: c’è davvero da avere paura in questo paese di tecnicamente analfabeti.
    quindi semmai sono loro ad allinearsi al nostro pensiero, caro agricoltoro evoluto.
    e se lo fanno è solo per appropriarsi di quello che sosteniamo da anni e per piegarlo a loro uso e consumo (siamo contro le serre e quindi ne sappiamo più noi di agricoltura che gli agricoltori che invece vorrebbero costruirle, ergo per il bene di tutti decidiamo noi)

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