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Ma noi non ci saremo – 3

6 febbraio 2012

Abbiamo già parlato del mais resistente agli stress idrici brevettato da Monsanto e la cui commercializzazione è stata recentemente approvata dal dipartimento all’agricoltura degli Stati Uniti. Una tecnologia simile è stata sviluppata anche in Kenya da WEMA (Water Efficient Maize for Africa), una partnership pubblico-privata, ed è attualmente in fase di sperimentazione. Dalle prime evidenze si parla di rese più alte del 25-35%, e soprattutto di una sostanziale riduzione del rischio della perdita del raccolto a causa delle siccità, il primo dei problemi dei piccoli agricoltori dell’Africa Subsahariana, quello che il più delle volte li scoraggia dall’adottare pratiche moderne e sostenibili (ma spesso costose) di gestione agronomica. Il debutto è previsto per il 2016.

E proprio per rendere questa tecnologia abbordabile per i piccoli agricoltori (ripetete lentamente e ad alta voce) sul mais sviluppato da WEMA non verrà richiesto il pagamento di nessuna royalty.

Capito bene, allocchi?

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11 commenti leave one →
  1. 6 febbraio 2012 13:23

    [Mode Repubblica/Verdi/SlowFood on]
    Di sicuro ci sarà qualche trucco dietro per renderli dipendenti a loro insaputa e poi fregarli.
    [Mode Repubblica/Verdi/SlowFood off]

    Splendida notizia!

    Saluti,

    Mauro.

  2. 6 febbraio 2012 13:30

    😀

  3. alberto guidorzi permalink
    6 febbraio 2012 18:35

    Sicuramente nascerà un movimento di opinione che si opporrà a questa mais transgenico e ricatteranno il governo del Kenia per impedirne l’uso. Sai bene che certe ONG, le quali tengono molto alla loro ideologia, sono al soldo di filantropi un po’ matti e che hanno una visione del mondo tutta loro e quindi hanno poteri di ricatto enormi.

    Vuoi un esempio?

    Nel 1958 Aldous Huxley, il grande ispiratore degli ecologisti anglosassoni, nel suo “Ritorno ad un mondo migliore”; egli ebbe a dire che: “La morte rapida dovuta alla malaria è stata soppressa dal DDT, solo in cambio di un’esistenza miserabile di sottoalimentazione e di sovrappopolamento, caratterizzata da una morte lenta per inedia di un numero di abitanti molto maggiore”.

  4. Alex permalink
    6 febbraio 2012 21:46

    A quando un mais GM resistente … alle cavolate degli incompetenti?

  5. 6 febbraio 2012 21:47

    Alex, questo mi sembra inattacabile, sembra fatto apposta per sfatare ogni mito e leggenda… 😉

  6. Zeno permalink
    7 febbraio 2012 00:19

    Vorrei essere ottimista come Giordano, ma ne ho viste troppe.

    La lobby del no-ogm riesce ad attaccare tutto.
    Cominceranno con le solite balle e man mano che verranno smentiti passeranno alla successiva, per poi ricominciare dalla prima. Ecco qua:
    – il mais non e’ un prodotto tipico locale africano. Dovrebbero coltivare quelli.
    – il mais OGM e’ sterile, il polline invadera’ gli altri campi rendendo sterili anche gli altri mais.
    – non conosciamo gli effetti dei geni una volta ingeriti
    – il polline ogm uccide le farfalle monarca
    – non conosciamo gli effetti del polline ogm sulla fauna africana
    – perche’ portare l’agricoltura in Africa? Dovrebbero piuttosto sviluppare il turismo.
    – Wema e’ legata alle multinazionali
    – il mais in questione si presenta cosi’: e accanto una foto di un mais con pasticche o con spoletta da bomba a mano
    – il mais sottrarra acqua alle altre piante
    – gli africani si suicidano a causa di questo nuovo mais.
    – gli esperti di greenpeace e di Pollenzo dicono che non va bene, ergo non va bene
    – torna all’inizio

  7. alberto guidorzi permalink
    7 febbraio 2012 00:45

    Alex deve essere un OGM a doppio tratto genetico immesso: uno per individuare le cavolate ed uno per individuare gli incompetenti……, in altri termini dovrà essere un OGM “stakanovista” per il super lavoro che deve fare.

  8. Alex permalink
    7 febbraio 2012 21:31

    E sia per l’OGM stakanovista, stankonovista di stupidaggini!

  9. Enrico permalink
    9 febbraio 2012 17:25

    premesso che no sono competente me è venuto un dubbio: ma secondo voi le patate, il mais, i pomodori, i fagioli, etc etc, arrivati da noi dal centro e sudamerica, non hanno avuto nessuna trasformazione per adattarsi a queste latitudine…che poi ci sono delle varietà che non si trovano nei paesi di origine. come si spiega?.

  10. 9 febbraio 2012 18:06

    Enrico, è tutto piuttosto semplice. Si chiama miglioramento genetico, ed è il fondamento dell’attività agricola dal neolitico ad oggi.

  11. alberto guidorzi permalink
    9 febbraio 2012 20:51

    Appunto Enrico,

    Parlare di un gene che ho trasferito per incrocio da una pianta ad un’altra ed ora parlare dello stesso identico gene che trasferisco da una pianta ad un’altra attraverso tecniche biotecnologiche è la stessa identica cosa.

    Purtroppo però si è deciso cervelloticamente che uno si chiama ibrido ed è pienamente accettato, mentre l’altro si chiama OGM e si convinta la gente, senza nessuna prova, che è un veleno.

    Vi una cosa molto importante che caratterizza le due cose, quando faccio un incrocio devo poi depurare l’ibrido da tutti i geni non buoni che sono stato obbligato a trasferire, mentre nel secondo caso ho solo apportato un miglioramento e nessun peggioramento.

    Dopo 10.000 anni di fatiche come nel primo caso, abbiamo trovato il modo di evitare gli inconvenienti e non lo vogliamo usare.

    Evidentemente il nostro cervello ha bisogno di transgenesi……

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