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Quanto costa liberarsi di un mandarino di Stato

24 febbraio 2012

Qualche giorno fa è apparso su Italia Oggi, a firma di Luigi Chiarello, il ritratto di Paolo Gulinelli, che si appresta a diventare per la seconda volta commissario straordinario alle quote latte. Riassumendo la sua edificante parabola, Gulinelli ha “un passato vicino, anzi vicinissimo, all’estrema destra del MSI, e un corso di studi in cui la laurea non compare, neanche per sbaglio“. Oggi Gulinelli è direttore generale del SIN, la società controllata da AGEA che gestisce il Sistema Informativo Agricolo Nazionale. Ad assumerlo al SIN, il 23 marzo del 2006, è stato Antonio Buonfiglio, che allora era presidente di AGEA (Gianni Alemanno era Ministro delle Politiche Agricole) e che poi è diventato sottosegretario all’agricoltura con Zaia, prima di peregrinare dai banchi di FLI ai paraggi di Renata Polverini.

Ma quel che lascia letteralmente a bocca aperta è il contratto (rigorosamente a tempo indeterminato) che lega questo oscuro ex programmatore di Auselda, uno dei soci privati del SIN, all’ente che oggi dirige. Non è stato difficile reperire il contratto in questione, che potete visionare qui sotto (cliccate sull’immagine per ingrandire) in tutto il suo splendore.

Oltre ai 250.000 euro lordi l’anno, l’auto blu con autista e amenità varie, il contratto si caratterizza per una sorta di “clausola rescissoria” che farebbe l’invidia di un calciatore del Real Madrid: per rinunciare alle prestazioni di Gulinelli, il SIN (ovvero noi idioti che paghiamo le tasse) dovrebbe sborsargli una speciale indennità di 48 mensilità, che diventerebbero 96 nel caso il contratto venisse risolto per iniziativa della società senza rispettare un preavviso di due anni, e che diventerebbero addirittura 144 se la cosa avvenisse prima del compimento del 60esimo anno di età. Dodici anni di stipendio (e che stipendio!) senza contare il TFR.

A quanto racconta Italia Oggi è questa la ragione per cui Gulinelli è ancora lì, nonostante lo scorso anno, durante una ristrutturazione societaria, qualcuno avrebbe preferito liberarsene. Ora, le domande da farci sono: quanto è diffusa questa tipologia di contratto tra gli alti dirigenti della pubblica amministrazione? Quanti Gulinelli ci sono nei corridoi della pubblica amministrazione dei quali non possiamo fare a meno semplicemente perché ci autoinfliggeremmo un danno economico spropositato? Quanto è pervasiva questa occupazione cancerogena della pubblica amministrazione?

Quando parliamo di “casta”, siamo sicuri di aver chiare le dimensioni della cosa?

Cosa è successo in questi decenni sotto il nostro naso? Cosa abbiamo lasciato che succedesse?

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10 commenti leave one →
  1. paciscor permalink
    24 febbraio 2012 11:49

    Con un contratto così riterrei anche io superfluo l’art. 18!

  2. massimo ghiselli permalink
    24 febbraio 2012 17:52

    un buon avvocato, dovrebbe far causa per danni a chi quel contratto l’ho ha proposto e sottoscritto, rappresentando il sin.Ma in questo paese diventato ormai “terzo mondo”( non me ne vogliano quelli cosi’ classificati)non succedera’ mai.

  3. Claudia - TS permalink
    25 febbraio 2012 14:11

    Incoercibile l’impulso a vomitare.

  4. antonio permalink
    28 gennaio 2013 15:22

    Non ci sono limiti all’egoismo di alcune (molte) persone, che andrebbero trattate come …”liquami” della società, isolate e convogliate verso i depuratori.
    La considerazione che mi viene spontanea è:
    questi individui sono figli di quella parte criminale della cosiddetta “classe dirigente” che gestisce le nostre risorse e fa finta di guidare la nostra sfortunata Italia.
    Il SERVIZIO PUBBLICO, deve essere riprogettato con pazienza e determinazione, anche scovando e valorizzando quei pochi galantuomini che servono lo Stato con coscienza ed efficacia, in silenzio e nell’anonimato.
    Quale partito politici si impegnerà veramente in simile sfida?

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