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OGM, Mario Catania tiene in vita una politica nemica della libertà economica e del progresso

21 marzo 2012

Libertiamo – 21/03/2012

Deve essere un paese piuttosto strano quello in cui fanno più scalpore le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che in un’intervista al Corriere della Sera aveva espresso dubbi sull’opportunità di continuare a tenere lontana l’Italia dall’innovazione rappresentata dall’uso degli OGM in agricoltura, di quelle del suo collega delle Politiche Agricole, Mario Catania, che ha chiuso il dibattito ancor prima che cominciasse: “Sono contrario all’ uso di OGM in agricoltura, l’ Italia non ne sente assolutamente il bisogno”.

Eppure, come ha ricordato Carlo Stagnaro sul Foglio,

dire che l’Italia non ha bisogno degli OGM presuppone due assunzioni “eroiche”. Primo: che abbia un senso sostenere che al paese serva questa o quella tecnologia. L’Italia non è un unico organismo, è un mercato popolato da una miriade di aziende che hanno strategie e fini differenti. Se anche una sola di esse volesse sfruttare i prodotti dell’ingegneria genetica, l’affermazione di Catania sarebbe automaticamente falsificata. E, come dato di fatto, ci sono diverse realtà agricole che lo farebbero, se solo potessero; e non possono a causa di un assurdo oscurantismo normativo. Secondo: anche ammesso che tutte le imprese italiane (o i consumatori) fossero unanimi nel rifiutare gli OGM non ci sarebbe alcun bisogno di imporre divieti anacronistici. Sarebbe la mano invisibile del mercato a fare pollice verso. Il niet della politica sarebbe superfluo.

Oltretutto, l’idea che i produttori italiani non vogliano coltivare varietà geneticamente modificate, oltre ad essere un “non argomento”, è anche un dato clamorosamente falso, ed il fatto che venga ripetuto a macchinetta dai politici di ogni colore (l’unico in controtendenza è stato Benedetto Della Vedova) non basta a fargli acquisire una sostanza che non ha: basti pensare che Confagricoltura, la più grande e rappresentativa delle associazioni di categoria, è da sempre favorevole tanto all’impiego degli OGM ammessi sul mercato internazionale che alla rimozione del bando alla ricerca biotech in campo aperto, e il suo presidente Guidi ha salutato con soddisfazione le parole del ministro Clini.

Nel frattempo registriamo l’approvazione, in Francia, dell’etichettatura OGM-free per tre categorie di prodotti: vegetali con meno dello 0,1% di materiale geneticamente modificato, animale (con due diverse citazioni a seconda che siano stati alimentati con mangimi contenenti rispettivamente meno dello 0,1 e 0,9% di OGM) e miele prodotto a più di tre km da campi coltivati con varietà transgeniche.

Quella che a prima vista potrebbe sembrare una vittoria del fronte anti OGM deve, a mio avviso, essere considerata una buona notizia: mentre da noi è opinione largamente diffusa che la presenza di materiale geneticamente modificato debba essere riportata in etichetta, per la prima volta viene stabilito correttamente che l’onere della garanzia e della riconoscibilità del prodotto OGM-free debba pesare sulle spalle di quegli imprenditori che ritengono di trarre un beneficio economico da questa riconoscibilità, come già avviene per i prodotti dell’agricoltura biologica.

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7 commenti leave one →
  1. alberto guidorzi permalink
    22 marzo 2012 00:13

    Un ministro può pensarlo come comune cittadino ma da persona istituzionale non può agire in funzione della sua convinzione perchè va contro la legge.
    Ricordo che l’Italia non è al riparo di una invocazione di una clausola di salvaguardia e neppure un Ministro può accettare che un Consiglio di Stato dica che le Regioni sono obbligate ad emanare i regolamenti attuativi delle convivenze tra coltivazioni OGM e non e che lui se ne stia con le mani in mano.

  2. 23 marzo 2012 18:41

    Il gioco funzionerà fin quando i danni dovuti alle varietà disponibili non saranno acclarati. Al momento gli ogm hanno avuto la sola funzione di estendere il diritto di brevetto (scaduto) degli erbicidi alle cultivar ad essi tolleranti. I danni prodotti da questo abuso di chimica tradizionale ci saranno chiari solo tra parecchio tempo; in questo caso, chi è riuscito a dilazionare l’avvio di queste coltivazioni gode probabilmente di una fortuna che nemmeno immagina.

  3. alberto guidorzi permalink
    26 marzo 2012 00:46

    Fausto perché non hai detto questa cosa quando hanno creato il Creso? E’ avvenuto 35 anni fa.

  4. 28 marzo 2012 18:14

    Io il frumento duro “Creso” ho avuto l’onore di raccoglierlo, di masticarlo per sentire se era pronto. Il mutante più famoso della sua epoca, un mito per noi ragazzi che venivamo spediti al liceo direttamente dai campi!

    Come ogni innovazione recente, un grande successo immediato. Risultati validi ottenuti in fretta. Adesso ci sono parecchi sospetti, pare che quel grande successo abbia qualche piccolissimo effetto collaterale; ci sono degli screanzati che osano collegare questa gloria dell’agroindustria nazione alla devastante epidemia di celiachia ed intolleranze che colpisce la popolazione. Quale insolenza.

    E’ il fattore tempo a gestire la cosa: in queste radiose trovate qualcuno gode del beneficio iniziale, e qualcun altro paga ben più avanti negli anni gli effetti collaterali. Tutta la questione è vedere in che epoca vivi: se arrivi presto mangi, se arrivi tardi paghi il conto per chi ha mangiato. La fretta di abbuffarsi a spese dei propri figli è il vero simbolo della nostra civiltà. Tutto il resto, ogm, idrocarburi, foreste, viadotti, ciminiere è solo un dettaglio contingente. Siamo pur sempre la civiltà della fretta.

  5. alberto guidorzi permalink
    28 marzo 2012 23:08

    Se si fosse usato il tuo metro non si sarebbe introdotta l’elettricità, il treno e l’aereo ecc. I discendenti degli antichi decisori si fulminano, muoiono investiti dal treno e non parliamo dei morti sulle strade. Nessuno dice però che occorre eliminare il tutto in quanto bisognerebbe accettare di morire anche di malaria, di tifo, setticemie varie ecc. ecc.

    Tu vivi in una caverna o godi della civiltà della fretta?

  6. 29 marzo 2012 19:25

    Io godo della civiltà della fretta, per adesso. Tra qualche anno potrò fare un bilancio e dire se è stato un affare o meno. Comunque non tutto quello che ci inventiamo è realmente vantaggioso in ogni contesto d’impiego: il giudizio spetta al tempo. Qualcuno dei lettori si è sottoposto all’elettroshock negli ultimi sei mesi?

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  1. Tenebrae factae sunt « La Valle del Siele

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