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Il senso delle misure

22 marzo 2012

Ricordate il casino messo su da Coldiretti e da Repubblica sull’origine dell’olio di oliva italiano, che infiniti addusse problemi all’export italiano di olio nei paesi asiatici, soprattutto in Cina, al quale avevamo già dedicato un paio di post, qui e qua?

Ebbene, a neanche tre mesi di distanza Coldiretti torna sulla questione, presentando insieme ad Uniprol e a Symbola, la fondazione presieduta da Ermete Realacci, una risolutiva “proposta di legge salva olio made in Italy“.

Si punta a risolvere il problema della scarsa leggibilità delle etichette, che impedisce ai consumatori di conoscere la reale provenienza di quanto portano in tavola. Le lettere della scritta riportante l’origine dell’olio dovranno avere un’altezza minima di 1,5 centimetri ed essere ben visibili rispetto al colore del fondo. Nel caso di miscele di oli di oliva estratti in un altro Stato membro o Paese terzo, la dicitura va preceduta dal termine “miscela”, stampato anch’esso in maniera ben evidente rispetto alle altre indicazioni

Facile vero? Chissà perché nessuno ci aveva ancora pensato:

E badate che la bottiglia della foto, realizzata per l’occasione dall’amico Massimo Occhinegro, è quella da un litro. Per quelle più piccole ci si dovrà attrezzare, probabilmente, con apposite bandiere inamidate.

Ora, la domanda è: tutto il caos dei mesi scorsi, le indagini basate su dati smarriti, gli articoli allarmistici, erano propedeutici a questa genialata? Sarebbe il caso di saperlo, se la cosa termina finalmente qui o dobbiamo aspettarci qualche altra levata d’ingegno, dato che esiste un comparto produttivo in sofferenza che non sente la necessità di simili prese per i fondelli.

Per completezza segnaliamo anche qualche altra perla del disegno di legge: il tappo anti-rabbocco (non ridete) obbligatorio per i ristoranti, per evitare che i perfidi osti vi rifilino sconcezze, e

una stretta anche sui test per verificare le caratteristiche organolettiche degli oli. Oltre all’inserimento in un apposito elenco nazionale (se ne sente proprio la necessità, vero? – NdLVdS), gli assaggiatori dovranno seguire un rigido codice di comportamento, che va dall’astensione dal fumo e dal cibo prima del test fino al divieto di usare profumi e cosmetici il cui odore potrebbe confondere l’analisi del prodotto.

Ed infine (e qui c’è molto meno da ridere) l’introduzione di un premio per la produzione di energia elettrica mediante l’uso di olii di cattiva qualità, sufficiente almeno a coprire le spese di impianto ed “introducendo un prezzo di acquisto dell’olio che sia competitivo rispetto ai valori medi di mercato“. Tutto ciò, proprio mentre nel settore vitivinicolo si sta tentando di mettere fine alla vergogna dei contributi alla distillazione di crisi. Finché c’è chi applaude e chi paga…

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2 commenti leave one →
  1. Diego permalink
    23 marzo 2012 01:26

    Giuro, son caduto dalla sedia per le risate!!!

  2. 23 marzo 2012 12:06

    Però ci vuole del genio per fare una proposta simile… l’ignoranza da sola non basta 😦

    Saluti,

    Mauro.

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