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Potere e definizione del rischio

28 marzo 2012

Mike Gibney, in un suo recente post, si è posto il problema di come la comunicazione del rischio (risk communication) sia tenuta in minor conto della valutazione del rischio (risk assessment) e della gestione del rischio (risk management) e di quali siano le conseguenze di tutto ciò.

Il motivo per cui la comunicazione del rischio è tenuta in così scarsa considerazione è che gli scienziati pensano che fornire informazioni al consumatore sia tutto ciò che è necessario. Il consumatore è, apparentemente, preoccupato per il motivo sbagliato, perché ha semplicemente ricevuto le informazioni sbagliate. Tutto ciò che deve essere fatto è educarlo.

Ebbene, tutto ciò non è sufficiente. Gibney racconta di aver ragionato esattamente allo stesso modo, prima di imbattersi nei lavori di Paul Slovic:

Paul Slovic cita tre aspetti principali che vengono utilizzati dai consumatori nella costruzione di un pericolo percepito per la loro salute e cioè “terrore”, “familiarità” e “controllo”. Diamo un’occhiata a un problema di salute pubblica, che ha un impatto estremamente basso sulla popolazione, ma un enorme impatto personale su coloro che cadono vittime della malattia. Il morbo di Creutzfeldt-Jakob (CJD) è la manifestazione umana del “morbo della mucca pazza” (BSE) e conduce ad una morte terribile negli esseri umani. Così possiamo spuntare il primo fattore, “terrore”. L’idea che si sviluppino buchi nel nostro cervello e morire di una morte lenta e dolorosa è veramente terrorizante. Pochi di noi hanno conosciuto qualcuno che ha sofferto di CJD o che ha avuto un parente stretto che affetto da questa malattia e quindi la cosa ci è del tutto sconosciuta. La seconda casella (“familiarità”) è quindi spuntata. E infine c’è il “controllo”. Come si fa a sapere dove si trovano i prioni della BSE? Non è possibile, quindi davvero siano alla mercé della fortuna. Confrontiamo ora l’atteggiamento verso questa malattia rispetto a quello che abbiamo nei confronti dell’obesità, che determina enormi costi per la sanità pubblica e che procura gravi sofferenze ad un gran numero di persone. In primo luogo non provoca “terrore”. Le persone obese possono star bene, essere felici, avere successo e vivere una lunga vita! Non temiamo l’obesità ed abbiammo anche “familiarità” con essa. Infatti tutti conosciamo persone obese. E per quanto riguarda il “controllo”, ogni volta che vuoi basta una dieta un po’ di attività fisica: tutti conosciamo persone che hanno perso peso.

Ed infatti sappiamo benissimo come la psicosi della mucca pazza abbia indotto la maggior parte delle persone a cambiare abitudini alimentari, al punto da mettere in crisi un intero comparto produttivo, molto più di quanto non riesca a fare la paura dell’obesità.

In questo modo il consumatore vede un pericolo maggiore in settori come le nanotecnologie, gli alimenti geneticamente modificati, i pesticidi, gli additivi, la CJD, gli alimenti irradiati e così via. Questi sono temuti, sconosciuti e fuori dal controllo dei consumatori. I fatti che dimostrano poco o nessun rischio reale per la popolazione non vengono presi in considerazione.

Come se ne esce? Le conclusioni di Gibney non sono incoraggianti:

Per Slovic questo è il punto cruciale: “Il pericolo è reale, ma il rischio è socialmente costruito. Così, chi controlla la definizione del rischio controlla la soluzione razionale del problema. La definizione del rischio è dunque un esercizio di potere “. Le ONG ecofondamentaliste sono i principali “definitori” di rischio e non rispondono a nessuno. Sono i beniamini dei media e i Robin Hoods dei consumatori. La loro opposizione a una nuova tecnologia si basa generalmente su presupposti filosofici, morali o sociali. Tuttavia, essi comunicano queste preoccupazioni al consumatore, senza usare argomenti etici, filosofici o sociali, ma li spaventano distorcendo i fatti e i dati scientifici. La strada della comunicazione del rischio è una strada lunga e complessa, e generalmente ispira poco interesse in chi si occupa, nelle istituzioni pubbliche, di analisi del rischo.

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4 commenti leave one →
  1. 29 marzo 2012 00:33

    Oltre a tutto quanto scritto e citato nell’articolo, aggiungerei una considerazione.

    Un grandissimo problema odierno è la capacita di attenzione, non tanto di comprensione.
    Mi spiego meglio: se un concetto non è esprimibile in una frase o due, in un discorso di al massimo 30 secondi… ha perso.

    E la demagogia sa far ciò molto meglio della scienza.

    Faccio un esempio che mi riguarda.
    Io sono fisico, e da buon fisico so che l’energia nucleare ha i suoi problemi ma ha comunque più svantaggi che vantaggi.
    Però io per spiegare detti vantaggi ho bisogno di poter argomentare. E quindi, avendo bisogno di più di 30 secondi, non vengo neanche ascoltato.
    Il demagogo antinucleare basta che urli “Fukushima! Chernobil!” (senza magari neanche sapere cosa ivi è veramente successo). E ciò basta. Ha chiarito (senza chiarire un belino) in meno di 30 secondi tutto e questo determina il suo successo, visto che la gente non è in grado di mantenere viva l’attenzione per più dei fatidici citati 30 secondi.

    Saluti,

    Mauro.

  2. alberto guidorzi permalink
    29 marzo 2012 15:33

    Mauro

    Non ascoltano, ma poi si lasciano convincere da questo:

    Omeopatia contro i pericoli della radioattività

    Forse non ci crederete, ma così è. Fukushima ha rinverdito le paure di Chernobyl, infatti stanno circolando sul Web delle prescrizioni omeopatiche, esempio:

    Lycopodium 7 CH, ( tre granuli al giorno per un mese) o

    Iodium 7 CH, ( 3 granuli durante 7 giorni, si saltano 7 giorni e poi 3 granuli per tre giorni)

    Come vedete si usano i numeri magici 3 e 7 della Bibbia. Tuttavia non è finita perché vi è chi propone: le alghe, il miso, soprattutto non pastorizzato ( il miso è una pasta fermentata a partire dai semi di soia) da mescolare all’orzo o al riso, un cucchiaio di argilla in polvere in un bicchiere d’acqua, aglio, bietola rossa, il polline. Molti di questi preparati sono opera di Michel Dogna http://sois.fr/fileadmin/pdf/I_consigli_di_Michel_DOGNA.pdf che inoltre suggerisce delle “medicine di luce” raccomandate dagli “Hathors”, un gruppo di essere interdimensionali, intergalattici, legati all’antico Egitto mediante i templi della Deessa Hathor.

    L’ultima trovata è il digiuno, già sperimentato a Chernobyl, e che in 12/14 giorni fa scomparire i radionucleotidi dall’organismo umano

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