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Pochi, maledetti e dopo. I decreti del governo sui debiti della PA

23 maggio 2012

Libertiamo – 23/05/2012

Sembra essere il tempo la chiave di volta dei decreti per accelerare i pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni alle imprese creditrici. Al di là dei toni trionfalistici di giornali e politici, le slide pubblicate sul sito del governo raccontano un percorso non semplice benché semplificato, e un esito che se non si può dire certo è comunque meno incerto, e questa è senz’altro una novità positiva rispetto alla totale indeterminatezza nella quale molte imprese creditrici della PA sono sprofondate in questi ultimi mesi. Ma questo non significa che sia un percorso semplice e, soprattutto, rapido.

La prima tappa del percorso, quella fondamentale, è la certificazione del credito: l’impresa fornisce fatture e quant’altro alla PA impegnandosi “a non attivare procedimenti in sede giurisdizionale”, la PA risponde entro 60 giorni indicando la data del pagamento, che non può essere superiore ai 12 mesi, ma che immaginiamo non sarà mai significativamente inferiore. E se non risponde? Altri 60 giorni, durante i quali il creditore dovrà rivolgersi alla Ragioneria Generale dello Stato che provvederà a nominare un commissario ad acta che effettuerà le dovute verifiche e risponderà sostituendosi alla PA. A naso, possiamo prevedere che questa possibilità rappresenterà una via di fuga dalle responsabilità che gli enti debitori saranno ben lieti di imboccare.

Tra le verifiche che la PA (o il commissario ad acta) dovrà effettuare, va ricordata l’eventualità di “inadempienze agli obblighi di versamenti derivanti dalla notifica di cartelle di pagamento”, ovvero dovrà verificare se il creditore non ha qualche pendenza col fisco, cosa che renederebbe impossibile la certificazione di crediti superiori ai 10.000 euro. Questo sarà con ogni probabilità uno degli aspetti più controversi e traumatici dell’intero percorso, dato che non sono rari i casi di creditori che si sono trovati, proprio a causa dei ritardi dei pagamenti della PA, impossibilitati ad adempiere ai propri obblighi fiscali, e verrebbe ribadita l’intollerabile asimmetria nei rapporti tra Stato e cittadini: un ritardato pagamento da parte della PA non vale il ritardato pagamento da parte del contribuente.

Ricapitolando, 60 più 60 giorni (quattro mesi) da quando i decreti saranno in vigore, e i debiti saranno certificati. Non prima di settembre, a voler essere ottimisti, e con un impegno a non adire le vie legali per tutto l’anno successivo. Un lasso di tempo significativo, e tutto sommato tranquillizzante per il governo, in un contesto macroeconomico tanto incerto, con un paese sull’orlo della bancarotta e con tali e tante variabili esterne che possono far pendere l’ago della bilancia in una direzione o nell’altra.

Poi si può scegliere se compensare con debiti iscritti a ruolo o farsi anticipare parte del credito in banca. Per la compensazione i tempi previsti dal decreto sarebbero piuttosto brevi: meno di venti giorni per comunicare al creditore l’avvenuta compensazione, e poi la cosa diventerebbe un affare tra l’ente debitore e lo Stato. Se l’ente pubblico non paga (questa volta allo Stato, che ha operato la compensazione) entro 12 mesi, si vedrà ridotti gli stanziamenti per una somma corrispondente.

Nel caso invece in cui il creditore decidesse di farsi anticipare il credito da una banca, interverrebbe il Fondo Centrale di Garanzia che garantirebbe il 70% dell’operazione (l’80% nel caso di ulteriori risorse messe a disposizione dalle regioni o di ulteriore garanzia di un Confidi, per un massimo di 2,5 milioni di euro per singola impresa). Questa garanzia consentirebbe aperture di credito anche nei confronti di chi sconta pesantemente la stretta creditizia; ricordiamo però che si tratta di crediti a tassi che alle condizioni attuali viaggiano intorno all’8-9%. E’ un costo che sembra essere destinato a ricadere interamente sulle spalle delle imprese, mentre sul sistema bancario ricadrebbe l’onere di esporsi verso imprese con rating negativi, assumendosi parte di un debito della PA, il “cattivo pagatore” per eccellenza.

La possibilità, per un’impresa, di dover aspettare qualche mese per vedersi trasformare da creditore a debitore (peraltro a condizioni molto onerose, se non verranno stabiliti tassi in convenzione) potrebbe essere il paradosso finale dell’intera vicenda, anche se era oggettivamente difficile immaginare altre strade che non andassero ad appesantire la mole del debito pubblico.

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2 commenti leave one →
  1. fabrizio60 permalink
    23 maggio 2012 17:53

    Sarei curioso di chiedere al signo Rigor Montis che cosa succederebbe ad un comune cittadino che decidesse di versare l’anno prossimo il 25-30% delle tasse dovute nel 2011, che è in pratica la grande concessione che il feudatario di Goldman Sachs fa ai suoi servi della gleba. Tra lo squillar di trombe della pseudoinformazione asservita, si consuma l’ennesima per il c…o dei contribuenti

  2. Cristian permalink
    24 maggio 2012 08:25

    io (senza aver letto il testo “ufficiale”, se c’è) avrei qualche dubbio anche sulle tempistiche: tu dici 60+60, ma la nomina della ragioneria dello stato che tempi ha? e non credo che siano tempi improrogabili, tanto se la ragioneria dello stato nomina dopo sei mesi cosa succede per lo Stato? nulla di negativo? quindi perché correre? magari basta metterci sei mesi per nominare il commissario ad acta, il quale dirà che si paga dopo dodici mesi e voilà 60+180+60+360 altri 600 giorni (da aggiungere a quelli di oggi).

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