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Frumento, maltempo e politiche commerciali

28 maggio 2012

Un’analisi di Ross Korves su TT&T sintetizza le stime del Foreign Agricultural Service (FAS) dell’USDA sulla produzione e i consumi di grano nelle principali regioni del pianeta. E’ una lettura consigliata, dato che offre una panoramica piuttosto esaustiva sulle dinamiche che rischiano di condurre, anche nella stagione in corso, ad un’importante impennata dei prezzi, tra domanda in aumento, incertezze sulle produzioni, stato delle scorte e soprattutto timori sulle politiche restrittive del commercio internazionale che alcuni paesi, soprattutto quelli dell’area del Mar Nero e l’Argentina, possono mettere in atto.

Soprattutto, racconta di un pianeta in cui le variabili atmosferiche sono tornate ad essere decisive per la formazione dei prezzi delle materie prime agricole, e questo non significa necessariamente tirare in ballo i cambiamenti climatici, quanto casomai prendere atto che la differenza tra domanda e offerta si è contratta al punto che una stagione sbagliata in una certa regione può avere effetti a catena devastanti, amplificati dalle reazioni di alcuni governi di paesi particolarmente esposti all’inflazione interna.

Certo, ci sono un po’ di numeri da leggere, e la cosa può annoiare. Nel caso, si può sempre dare la colpa alla speculazione sui derivati, un evergreen.

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  1. Alberto Guidorzi permalink
    28 maggio 2012 20:14

    Spesso chi non è addentro alla formazione dei prezzi e dei mercati internazionali guarda alle cifre assolute della produzione di una derrata, ma la gran parte di una derrata prodotta nel mondo è autoconsumo, includendo in queste anche quegli scambi che avvengono per accordi internazionali pluriennali. Che fa offerta sul mercato e che quindi determina i prezzi, è il surplus di produzione dei paesi produttori. Infatti, la domanda mondiale dei paesi importatori netti è abbastanza costante. Grosso modo si tratta di circa un 20% della produzione mondiale di derrate alimentari. E’ pertanto su questa, cioè su una parte minima che incidono le fluttuazioni produttive dovute alla variabilità climatica. Ecco quindi spiegate le fiammate cicliche di prezzo

    Il quadro dal dopoguerra in poi è che i prezzi delle derrate sono in un trend di calo continuo

    -Frumento dai 3,5 $/bushel degli anni 40 si è mana mano arrivati agli 1,5 $/b (moneta costante) degli anni ’80. Mentre il prezzo del grano era rimasto costante, pur con fluttuazioni per i 60 anni prima della seconda guerra mondiale.

    – il Mais è divenuta derrata mondiale solo a partire dagli anni ’40 ed era di circa 3 $/b all’inizio mentre 40 anni dopo era arrivato a 1 $/b

    – Il riso nello stesso periodo del mais è passato da 9 $/b a 4 $/b sempre in moneta costante

    – lo zucchero poi è passato dai o,35 £/libbra del 1860 ai meno di 0,10 $/lb degli anni 80

    Se questo ha avuto per effetto di rendere meno caro il cibo per i paesi solvibili, non così è stato per i paesi poveri perchè l’abbassamento ei prezzi ha destabilizzato le agricolture di questi paesi poveri molti agricoltori hanno dovuto smettere di coltivare o inurbandosi o modificando le produzioni (da prodotti alimentari di base a prodotti d’esportazione (caffé,, cacao ecc. o addirittura prodotti proibiti in molti paesi (droghe).

    Quindi invertire il trend dei prezzi sarà impossibile o se si inverte o perlomeno si diminuisce il trend di diminuzione significherà che il cibo per i paesi poveri sarà più caro o pressochè impossibile.

    L’unica soluzione è far aumentare la produttività nei paesi a consumi molto superiori alla produzione interna. Però questa produttività non potrà che avvenire con un preponderate contributo della genetica piuttosto che con un impiego di intrans (concimi, trattamenti e lavorazioni) eccessivo. Tra l’altro il contributo della genetica è enormemente meno caro.

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