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Morti della morte sbagliata. Escherichia coli, un anno dopo

1 giugno 2012

A un anno di distanza dalla spaventosa epidemia di E.coli che ha contagiato in Germania migliaia di persone uccidendone 53, un articolo su Nature accusa la lentezza europea nell’adottare le adeguate contromisure che al tempo erano state proposte e sollecitate. Tutto, nell’indifferenza generale, è rimasto come prima, sia per quanto riguarda la riforma dei sistemi di contenimento delle epidemie, sia, soprattutto, per quanto riguarda le misure di prevenzione:

E  i test non dovrebbero riguardare solo le persone: l’origine dell’infezione umana è negli alimenti contaminati. A seguito dello scoppio dell’epidemia, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha concluso che i germogli di legumi costituiscono un ambito a sé nel quadro della sicurezza alimentare (EFSA J. 9, 2424, 2011), e ha raccomandato che un test standardizzato per i germogli debba essere sviluppato e adottato in tutta l’Unione europea.

Ma i paesi membri dell’UE stanno ancora discutendo la proposta, e devono ancora essere sviluppati metodi affidabili per isolare i batteri patogeni da semi o germogli. Anche la carne può trasmettere l’E. coli, ma mentre negli Stati Uniti la carne vierne sottoposta a screening per ceppi patogeni, i paesi dell’UE non lo fanno di routine, confidando invece solo nelle norme di igiene per gli allevamenti e i macelli.

Per non parlare poi dell’irradiazione del cibo mediante fasci di elettroni, una tecnica assolutamente innocua (è usata per la sterilizzazione delle apparecchiature medicali) che permetterebbe di eliminare i batteri dai prodotti alimentari, non ammessa soltanto in Europa per ragioni oscure a chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la logica.

Certo, se i 53 sventurati fossero caduti vittime degli OGM, avremmo potuto contare su ben altra reazione. Ma non si può sempre morire della morte più ecologicamente corretta.

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5 commenti leave one →
  1. Diego permalink
    1 giugno 2012 11:34

    Ma se ancora adesso nei blog va per la maggiore la versione “complottista” che assolve i germogli, imputando colpe addirittura agli OGM o agli allevamenti zootecnici. E di questo dobbiamo ringraziare certe “belle persone” come Burdese.

  2. 1 giugno 2012 14:45

    Avevo già parlato a suo tempo delle dissonanze cognitive di Burdese sull’argomento: https://lavalledelsiele.com/2011/06/11/aria-alla-bocca/

  3. Alberto Guidorzi permalink
    1 giugno 2012 15:56

    Ed infatti “les faucheurs volontaires” stanno insinuando, ed hanno molta audience, che vi sono “les OGM cachés” che loro individuano nelle piante mutanti ed in tutte quelle tecnologie che in dieci anni hanno aggirato le regolamentazioni comunitarie (fatte da burocrati e da ideologi che hanno fotografato solo parte del passato, cioè quello che faceva loro comodo) e non rientrano più da un punto di vista giuridico nella definizione di OGM.

    Ebbene quelli toccati dallo scandalo dei semi germinati hanno colto la palla al balzo e dicono che sono questi OGM nascosti ad avere la colpa e quindi essi sono da distruggere come tutti gli altri.

    E’ come nelle zone terremotate; nessuno ha mai detto come bisognava costruire, nessuno ha mai detto che la sismicità della zona era un pericolo esistente, attenzione non dico incombente, anzi hanno lasciato credere che il cuscino alluvionale si avrebbe protetto in eterno, ora, invece, dei giudici in cerca di notorietà ordinano inchieste. Perchè prima non hanno ordinato indagini conoscitive? A mio avviso i giudici sono colpevoli quanto gli ingegneri progettisti e vedrete che le inchieste andranno a finire in niente, salvo individuare qualche capro espiatorio che circostanze casuali avranno incastrato.

  4. Zeno K. permalink
    3 settembre 2012 09:58

    Intanto la scorsa settimana (settembre 2012) al mio Spar in Austria c’era un cartello che invitava a restituire le confezioni di germogli di soia bio, a causa della pesenza di un ceppo di E. coli.
    Diabolica perseveranza.

  5. Alberto Guidorzi permalink
    3 settembre 2012 11:56

    Zeno K

    Ormai ben pochi prodotti bio sono prodotti sotto controllo diretto, ma solo per riconoscimento reciproco degli enti certificatori, in quanto tutto è importato perchè costa poco. Basterebbe che dicessero di praticare un lavaggio con acqua clorata prima di fare germinare la soia e tutte le contaminazioni batteriche spariscono, ma non si può perchè altrimenti la soia non è più bio. “Muoio ma non mi piego …alla chimica”, ecco il motto.

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