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Il bancomat

4 giugno 2012

L’Environment, Food and Rural Affairs Committee della Camera dei Comuni ha messo in guardia la Comissione Europea sui probabili “effetti indesiderati” della nuova Politica Agricola Comune, in particolare dei capitoli riguardanti il cosiddetto “greening”. Più di ogni altra cosa, viene messo sotto accusa la dimensione “one size fits all“, stesse politiche per tutti, “dalla Finlandia alla Sicilia“.

Un sistema che farebbe crescere a dismisura gli oneri burocratici per gli agricoltori, senza nessun prevedibile effetto positivo per l’ambiente, e con l’aggravante di disincentivare in maniera sostanziale la produzione in un momento in cui, ne abbiamo appena parlato, l’offerta globale di cibo riesce a stento a rimanere al passo con la domanda.

Considerazioni sensate, quelle del Comitato, che avevamo già fatto su queste pagine e che bene o male si allineano al coro di critiche che la bozza redatta dall’europarlamentare bavarese Albert Dess e fatta propria dalla Commissione Europea, aveva suscitato più o meno da parte di tutti i soggetti interessati, ad ogni latitudine. Resta un mistero quindi, la ragione per la quale la bozza di una PAC che fa tanto (e con ottime ragioni) orrore a tutti sia stata a suo tempo approvata, superando altre bozze che, benché più che perfettibili, non contenevano la stessa incredibile densità di sciocchezze.

Un mistero che trova forse la sua spiegazione nel fatto che un capitolo imponente di spesa, quale è in ogni caso la PAC, si tramuta in un eccellente bancomat per un’infinità di soggetti, la maggior parte dei quali esterna al mondo agricolo e ben connessa all’universo della politica e dell’associazionismo, non appena la sua impalcatura viene ispirata dalle ragioni del “greening“. Grazie alla nuova PAC, se verrà approvata così come è stata proposta, qualsiasi scempiaggine potrà essere finanziata se solo riuscirà a proporsi come “amica dell’ambiente”, cosa tutt’altro che difficile in tempi in cui tanto il senso del ridicolo quanto la logica e il buon senso sembrano magicamente evaporare non appena ci si trova di fronte all’opportunità di maneggiare, spendere ed intermediare danaro pubblico. In parole povere, grazie ad argomentazioni esilaranti come quelle espresse pochi mesi or sono dalla nostra valorosa europarlamentare Barbara Matera, la PAC potrà a pieno titolo finanziare anche le politiche di genere. E andiamo avanti.

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