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Morto un terremoto se ne fa un altro

5 giugno 2012

Marco Cattaneo ripropone, su Le Scienze, un suo post pubblicato due settimane dopo il terremoto che distrusse L’Aquila, nella primavera del 2009. In particolare si concentra su alcune mappe, che indicano il rischio sismico della nostra penisola. La prima la conoscete (spero) tutti, “I colori indicano la potenziale accelerazione massima dovuta a un evento sismico. Il viola è l’area più pericolosa“:

Nessuna novità, un rischio molto elevato in Friuli, lungo la dorsale appenninica, soprattutto dall’Abruzzo in giù, e poi via via a degradare verso il mare, con i colori che sfumano verso un rassicurante celestino chiaro. La seconda e la terza mappa, “con le probabilità a trent’anni di accadimento di un sisma di magnitudo superiore a sei“, rimescola già un po’ le carte, tenuto conto che si tratta di elaborazioni ottenute con metodologie differenti, che danno quindi risultati differenti.

Poi le ultime quattro mappe, con “la probabilità (valutata con quattro diversi metodi, tre geologici e uno basato sulla sismicità storica) di un evento di magnitudo superiore a 5,5 entro 25 anni per ogni Regione italiana“. Qui forse qualcuno potrebbe cominciare a rivedere alcune incrollabili certezze:

Serve altro (di disegnini ne abbiamo fatti già fin troppi, anche se a quanto pare non bastano) per comprendere che una classificazione del rischio sismico effettuata secondo gli unici criteri possibili, quelli della probabilità statistica, non possono dare che un unico, ovvio risultato, e cioè che il terremoto, in questo paese, può arrivare quando vuole, dove vuole e con l’intensità che vuole senza che nessuno si possa sentire autorizzato a fare un oh! di meraviglia? E che l’unico criterio affidabile per costruire è solo e soltanto il migliore tra quelli che la tecnologia del nostro tempo ci mette a disposizione, senza continuare a baloccarci tra zone a rischio 1, 2, 10, 100, a prescindere da quel che dice la normativa, il geometra, il tecnico comunale o qualsiasi altro disposto a trasformarsi, in nome della nostra individualissima irresponsabilità, da fornitore di alibi a buon mercato prima a capro espiatorio dopo?

Ma non illudiamoci. Il post di Cattaneo era di tre anni fa, e oggi siamo ancora qui, a fare gli stessi esatti discorsi, a dar credito ai soliti imbarazzanti ciarlatani (perché perdere tempo a costruire in maniera decente, se tanto i terremoti si possono prevedere con 6-24 ore di anticipo?), a riguardare le mappe dell’INGV come se fossero piovute dal cielo solo ieri, e a domandarsi per quale ragione il terremoto non abbia rispettato la normativa vigente.

E a non trovare neanche parole diverse da quelle già usate la volta scorsa.

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