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Nel magico mondo della responsabilità

10 agosto 2012

Marco Cattaneo ci racconta, sul suo blog, la storia dell’ascesa e del declino di Jonah Lehner, che a 31 anni è già un collaboratore di successo di “Wired”, “Scientific American Mind”, “Nature”, “Seed”, “Washington Post”, “Boston Globe” e “New Yorker”, con all’attivo tre best sellers di divulgazione scientifica. Dato che è estate e fa caldo, ci limitiamo ad un lungo copiaincolla di una bella fetta del post di Cattaneo:

Pochi giorni prima del suo compleanno un blogger scopre che ha copiato tre paragrafi – tre paragrafi tre, letteralmente – di un suo pezzo per il “Wall Street Journal” in un articolo per il “New Yorker”. Scuse dell’editore ai lettori, e Lehrer che fa pubblica ammenda per il suo comportamento. Autoplagio, una roba che solo a nominarla da noi fa già ridere.

È solo l’inizio. Poche settimane fa un giornalista della rivista “Tablet” scopre che nel suo ultimo libro, Imagine, Lehrer ha citato alcune frasi attribuite a Bob Dylan che non si trovano da nessuna parte. Chiede ripetutamente ragioni all’autore, che comincia a fornire fonti presso le quali, però, le frasi incriminate non si trovano. Poche righe, ma bastano a scatenare il segugio che c’è in Michael Moynihan, che alla fine di luglio pubblica un articolo di fuoco sulle citazioni di Lehrer, inventate di sana pianta. Lo ammette anche lui, la giovane star delle neuroscienze da salotto (in senso buono). Le frasi attribuite a Dylan sono sue forzature, sue interpretazioni.

E chissenefrega, direbbe a questo punto un saggio direttore. Quattro righe sono un peccato veniale. In fin dei conti c’è un libro intero, e di valore, che per di più ha già venduto 220.000 copie. No, nella patria del fact checking, dove le opinioni sono rigorosamente separate dai fatti, non funziona così. L’editore ritira immediatamente tutte le copie del libro, e Lehrer il 30 luglio rassegna le dimissioni dal prestigioso settimanale, il “New Yorker”, dove aveva assunto l’incarico permanente appena due mesi prima. Il libro? Forse sarà corretto, almeno secondo l’agente, ma la reputazione di Lehrer non sarà più la stessa. Forse riuscirà a ricostruirsi una credibilità, ma ci vorrà del tempo a cancellare la macchia. E tanta pazienza e lavoro sodo.

Funziona così in un posto dove sei responsabile di quello che scrivi. Dove la scienza, la divulgazione e il giornalismo sono sottoposti a una regola rigida ma talmente esplicita da sembrare puerile: sui fatti non si può barare. Facile, no?

Cattaneo conclude chiedendosi cosa resterebbe dell’intera categoria dei nostri giornalisti, non solo scientifici, se anche nella terra dei tarallucci e vino venissero applicati principi tanto elementari. Ce lo chiediamo anche noi, ma probabilmente è tempo sprecato.

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