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L’annona veneta

29 agosto 2012

Proprio pochi giorni fa, su queste pagine e su noiseFromAmerika, Gianpaolo Paglia ci raccontava di come le regioni si sono arrogate il potere, mediante i consorzi di tutela delle Denominazioni d’Origine, di impedire ai produttori di vino di commercializzare una parte dei loro prodotti, con l’obbiettivo parasovietico di “stabilizzare il mercato“. Un modo per aiutare chi non è capace di vendere i suoi vini mortificando la concorrenza di chi invece ha la colpa di farlo troppo bene.

Chi volesse un esempio fresco di giornata di tutto ciò, può andare a dare un’occhiata a quello che sta succedendo in Veneto:

La Regione del Veneto, in accordo con il Friuli Venezia Giulia, ha deciso lo stoccaggio di almeno il 10% del Prosecco Doc ottenuto dalla vendemmia 2012, per mettere sotto controllo la gestione dei volumi di questo vino molto apprezzato anche al’estero e impedire un deprezzamento sul mercato. Lo ha comunicato l’assessore regionale all’agricoltura, Franco Manzato. In sostanza, stabilisce il decreto regionale, ogni produttore dovrà escludere dalla vendita almeno un decimo della propria produzione fino al 31 luglio 2013, salvo modifiche al decreto stesso

Particolarmente sprezzanti del ridicolo le parole dello stesso assessore Manzato: “Si tratta di una misura equa e non discriminante in quanto ogni ditta produttrice dell’uva o azienda di prima vinificazione verrà coinvolta da una riduzione della vendita del Prosecco Doc ricavato, stoccato nella fase di trasformazione“. Che significa, in soldoni, che sarà una misura equa perché interesserà tanto chi ne trarrà un vantaggio diretto che chi ne verrà penalizzato. Complimentoni, davvero.

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8 commenti leave one →
  1. 29 agosto 2012 11:03

    credo che questo modo di pensare, purtroppo radicato in tutti gli strati della societa’, sia una delle famose palle al piede dell’Italia. La burocrazia al comando, il controllo ancora ben stretto in mano. Immaginarsi la goduria dei funzionari, politici, capistecca, nel constatare che senza di loro ancora non si muove foglia. Il mondo lo sappia, la globalizzazione e’ tenuta d’occhio in qualche ufficio provinciale dell’agricoltura!

  2. FrancescoPD permalink
    29 agosto 2012 17:03

    Appunto proprio sempre lui, lo stesso assessore della seduta spiritica e della caccia alle streghe nell’ogm,.. ma ne faranno di casini questi leghisti, politici delegittimati dai fatti e dalla storia.
    Basta non se ne può più di questi venditori di parole e di aria fritta!!
    Ma essendo in Veneto e non in Sicilia, questa gente di “sgoverno” fa quello che gli pare, basta andare sui giornali,…non ci sarà mai una rivolta dei forconi come in Sicilia
    Agricoltori, è giunta l’ora di perorare direttamente le nostre cause, e non lasciare a questi soggetti deligittimati a fine corsa politica di devastare un settore tanto importante e le stesse vite professionali di chi vi opera.
    saluti

  3. Pino permalink
    30 agosto 2012 09:50

    Certo la cosa può sconvolgere, ma vorrei ricordare, giusto per riportare le questioni sui giusti binari, e forse anche per darvi qualche spunto di discussione, che la Regione ha solo legittimato (non poteva fare altrimenti in assenza di pareri contrari, se non quell,o poi assecondato, dei produttori biologici) quanto il Consorzio Prosecco DOC (che non comprende le 2 DOCG) ha chiesto. Il Consorzio come noto comprerende tutta la filiera, dalla produzione al commercio, ed ha deliberato la richiesta di stoccaggio con un voto plenario dato da 3700 soci favorevoli (no astenuti, no contrari), e forse questo dovrebbe essere oggetto di dibattito. Che poi l’Asessore faccia sua una semplice ratifica, è ovviamente solo cinema.

  4. Frank77 permalink
    30 agosto 2012 18:41

    e per fortuna che il veneto viene presentato come una delle regioni più avanzate d’Italia,figuriamoci le altre.

  5. 30 agosto 2012 19:41

    gli accordi volontari possono essere giustificati, problema e’ quando diventano obbligatori per tutti. La differenza e’ questa, e non mi pare da poco. Fare finta di non capirlo non servira’ a cancellarla.

  6. Pino permalink
    3 settembre 2012 12:28

    Allora non mi sono spiegato, non faccio finta di non capirlo, dico solo che 3700 persone all’unisono hanno votato sta decisione, non uno contrario o indeciso.
    Quindi o sono tutti cretini o se qualcuno aveva un idea diversa non l’ha manifestata in alcun modo o forse nessuno si è sentito danneggiato da questa decisione, (il che non è detto che io la consideri corretta).
    Alla meno peggio se vuoi proprio vendere liberamente il tuo vino, lo declassifichi a Glera IGT (che abili commercianti stanno vendendo a prezzi anche superiori adducendo a ignoranti ristoratori che è migliore del Prosecco) e salvi il tuo portafoglio, se invece vuoi utlizzare il logo Prosecco, questa è la minestra.

  7. 4 settembre 2012 19:14

    in tutto il mondo sempre persone che vogliono tenere tutto. Il problema più grave è AU quando il popolo tacere e dimenticare le loro richieste. Lo stato dovrebbe cercare il bene di tutti e non solo alcuni, per esempio in Colombia http://www.agronet.gov.co ho letto che il suo Ministero dell’Agricoltura offre corsi di formazione per gli agricoltori nelle zone rurali e in molte altre parti anche le cose accadono buona. Tutto dipende da come si prendere la mano situazioni.

  8. Alberto Guidorzi permalink
    5 settembre 2012 00:20

    Marti Peralta

    E’ bene che gli agricoltori dei paesi sottosviluppati acquisiscano cognizioni migliori di come fare agricoltura e il tutto deve essere finalizzato a far in modo che essi creino surplus produttivo in modo da poterlo vendere e quindi potersi attrezzare (se prima zappavano a mano lo scopo sarebbe di permetter loro di comprare un motocoltivatore) Solo che questo ragionamento che sembra logico trova sul suo percorso un la stortura della vendita. Nel senso che quel coltivatore pur producendo a basso costo troverà sul mercato prezzi del suo prodotto inferiori al suo costo seppur basso. Finchè non si permette al terzo mondo di poter trasferire al surplus produttivo anche un ricavo i problemi non si risolvono.

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