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Michele ma che stai a dì?

30 agosto 2012

Dover riempire di aforismi memorabili e imprescindibili sentenze un fazzoletto, sia pure di ridotte dimensioni, di carta stampata, e doverlo fare ogni mattina che il buon Dio manda in Terra, col sole o con la pioggia, in salute e in malattia, col buon umore o mentre si affrontano paturnie ed umane incazzature, non deve essere affatto cosa semplice. Dico questo a parziale discolpa di Michele Serra, ma non del suo editore che ieri ha dato il “Visto, si stampi!” alla seguente supercazzola:

Potremmo tentare per ore di attribuire un senso compiuto a queste righe. Cercare di capire cosa sia l’Impero della Carne (sic) e il suo “rovinoso dominio” sul pianeta, interrogarci su cosa Serra crede che sia l’agroindustria, e quali spaventevoli bisogni soddisfi, leggere e rileggere frasi come quella sugli OGM “che per l’agroindustria sono nati, e fuori dall’agroindustria non hanno mercato” (eh?). Provare infine a cogliere le sfumature dello spirito (o forse i postumi di una potente indigestione notturna) di chi arriva a dire che la selvaggina “è infinitamente più salubre e più etica della carne da allevamento“.

Impresa fuori dalla nostra portata, in virtù della legge secondo la quale un idiota sarà sempre in grado di produrre più immondizia di quanta tu sarai in grado di spazzar via. Pazienza. Non ci resta che constatare (per l’ennesima volta) che i processi produttivi legati al cibo sembrano essere l’argomento prediletto di discussione per chi non ne capisce nulla, il luogo ideale dove riversare le proprie ideologie frustrate e sfogare il proprio umanissimo bisogno di sparar sentenze a buon mercato.

L’assenza di mezzi di informazione che parlino di cibo, agricoltura e alimentazione sulla base, se non di evidenze scientifiche (non sia mai, in questo paese di cervelli fritti dal liceo classico), quanto meno di logica e buon senso si avverte sempre di più, ed è una lacuna che bisognerebbe cominciare a colmare, in qualche modo.

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53 commenti leave one →
  1. 30 agosto 2012 16:12

    l’amaca, si sa, non appare in nessuna storia, cronaca o leggenda associata ad alcunché di innovativo.

    in questi casi, l’unico peccato è leggere

  2. bacillus permalink
    30 agosto 2012 16:17

    Standing ovation per Giordano!

  3. Tommaso permalink
    30 agosto 2012 16:32

    Premesso che a me Serra, per quello che rappresenta, sta antipatico, aggiungo che, peggio di Serra, ci sono i wannabe Serra, quale temo sia l’autore di questo articolo, il cui unico contenuto è dare sfogo all’antipatia del suo autore per Serra. Argomentazioni, zero, solo qualche sfogo contro il liceo classico. Io non so chi sia Lei Masini, ma la prossima volta ci metta un pochino di sostanza nei suoi scritti! Lo faccia per i suoi lettori, anche quelli sporadici.

  4. 30 agosto 2012 16:40

    Tommaso – commentare quelle stupidaggini di Serra è come spiegare una barzelletta…chi ha bisogno di chiarimenti dettagliati, semplicemente non ci arriverà mai…

  5. 30 agosto 2012 16:50

    Gentile Tommaso, ammetto che un pulpito come quello del quale Serra dispone quotidianamente non mi dispiacerebbe affatto, quindi probabilemnte ha ragione a definirmi un Serra wannabe.

    Quanto alle argomentazioni, ha di nuovo ragione, in questo post non ne ho aggiunte molte a quelle però piuttosto numerose, che sia io che altri collaboratori di questo blog abbiamo ripetutamente portato all’attenzione dei lettori. Ad esempio, sulla carne e sui soliti equivoci tra uso e consumo di acqua e sulle equivalenze proteiche può dare un occhiata agli interventi di Claudio Costa, a questo link: https://lavalledelsiele.com/author/lavalledelsiele10/.

    Sugli OGM, poi, a questo link c’è l’intera produzione che questo blog ha dedicato all’argomento dal 2010 ad oggi: https://lavalledelsiele.com/tag/ogm/. Sono più di duecento post.

  6. Tommaso permalink
    30 agosto 2012 17:18

    Ma mi scusi Lei: sono arrivato al post tramite un reindirizzamento di un amico e l’ho letto senza guardarmi intorno.
    Ora ho visto un pochino di cosa si occupa il blog, ed ho un pochino di contesto. Leggerò gli altri post per le argomentazioni.

  7. 30 agosto 2012 17:33

    Come sostiene una mia carissima amica diabetologa e come dice da tempo anche il prof. Veronesi, dopo una certa età possiamo tranquillamente fare a meno della carne. Un buon piatto di pasta e fagioli, peraltro, è gustosissimo quasi quanto una bistecca.
    Quindi, pur non essendo vegetariano, ritengo che una diminuzione del consumo di carne possa favorire la mia salute ed il mio portafoglio (forse).
    Ciò non toglie che Michele Serra abbia scritto una breve sequela di minchiate!!!
    Ottimo il commento.

  8. 30 agosto 2012 17:45

    Si può fare a meno della carne ben prima di una certa età. E’ una scelta rispettabilissima, come tutte le nostre libere scelte. Il problema che continuano ad ignorare tanto Serra quanto i suoi ispiratori è che il consumo di carne aumenta perché aumenta la domanda di carne nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Asia. Avviene quando si raggiunge un certo livello di benessere, e si supera un economia di sussistenza e, conseguentemente, un’agricoltura vocata all’autoconsumo.

    Serra dovrebbe essere a questo punto onesto al punto di ammettere la sua pretesa di negare ai paesi del terzo mondo, e ai loro abitanti, l’opportunità di ambire il nostro livello di benessere, perché di questo si tratta, né più né meno.

    L’immagine idilliaca del contadino con la camicia a scacchi, il cappello di paglia e il filo d’erba in bocca può andar bene per guarnire la confezione di qualche costoso prodotto tipico locale, ma i tempi a cui fanno riferimento queste rappresentazioni erano tempi di miseria e privazioni, anche dalle nostre parti. Tempi in cui la scarsa scelta di opportunità alimentari, dovuta all’autoconsumo, era foriera anche di gravi malattie.

  9. 30 agosto 2012 20:12

    Con gioia comunico al mondo di non aver mai avuto tale dilemma.

  10. testadferbaron litron permalink
    30 agosto 2012 20:27

    tra le altre cose, ciò che non riescono mai a spiegarmi i vari anticarnivori con cui ho parlato è questo:
    premesso che mangiare carne è bbrutto e non va bene,
    premesso che bisogna eliminare l’allevamento e ritrasformare i pascoli e i campi dell’agroindustria alla produzione di verdure e cereali per consumo umano,
    atteso che tutti gli erbivori viventi muoiano di vecchiaia (ammazzarli per mangiarli ormai non si fa più), e che tutti noi si rinunci a latticini, uova e animali da compagnia,
    accertato che i concimi chimici sono bbrutto e ccattivo, e che bisogna coltivare come facevano i nonni e senza porcherie chimiche o genetiche,
    dando tutto ciò per accettato, con cosa si andrà a concimare i campi, visto che insieme agli allevamenti s’è eliminato anche il letame, e che chimica e OGM non pasaran?

  11. Marco Billo' permalink
    30 agosto 2012 22:46

    Scusate, ma e’ innegabile che passare attraverso la doppia catena (vegetali – animali da carne – uomo) e’ energeticamente sfavorevole [anche se piu’ buono] rispetto alla catena semplice vegetali-uomo. Il problema piu’ grosso e’ l’esagerato consumo di acqua nel processo. E’ ormai piu’ che evidente anche da noi in pianura padana, coperta di mais per l’alimentazione animale che assorbe un quantitativo enorme di acqua, e che va in crisi sempre piu’ frequentemente nelle estati via via piu’ calde e siccitose che si hanno. Mi pare difficile non capire che qualcosa va modificato, anche senza esserne per nulla contenti ed essendo coscienti che ci saranno problemi nel farlo. Pero’ non si puo’ fare come gli struzzi.

  12. 31 agosto 2012 00:01

    Credo che dovrò scrivere un nuovo post, nel quale tenterò di entrare nel merito del Serra-pensiero, per quanto è possibile interpretare dalle sue poche righe. Nel frattempo, un paio di cose al volo sulle quali riflettere:

    1) che cosa sarebbe l’agroindustria se non l’agricoltura resa più efficiente dalla tecnologia lungo tutta la sua filiera, dalla ricerca scientifica alla produzione al trasporto su lunghe distanze, al fine di portare la maggiore quantità possibile di cibo al minor prezzo possibile nei nostri piatti e, soprattutto, nei piatti di chi solo ora si affaccia alle porte del benessere?

    2) c’è molta confusione sulla cosiddetta water footprint del cibo. Intanto, vale la pena considerare che una cosa è l’uso di acqua, un’altra il suo consumo. Utilizzare acqua in Danimarca o nel Sahel sono cose ben diverse, perché in un caso l’acqua ritorna in ciclo, nel secondo vi ritorna in misura molto minore. E’ quindi possibile generalizzare?

  13. 31 agosto 2012 00:34

    “Paese di cervelli fritti dal liceo classico” … “sfogare il proprio umanissimo bisogno di sparar sentenze a buon mercato.” sono due tue frasi che messe così una dopo l’altra fanno riflettere sulla grande coerenza che contraddistingue questo tuo articolo… Senza offesa eh! I contenuti erano condivisibili…

  14. 31 agosto 2012 01:03

    Stefano, come dicevo qualche commento più su, da queste parti dati, cifre, argomenti ed evidenze non mancano. Solo sugli OGM, per dire, ci sono più di 200 post. Poi può anche capitare, scusate il francesismo, che girino i coglioni e si risponda per le rime.

    Certo, devo dire che se da una parte il successo di questo post mi fa piacere, dall’altra mi rammarica constatare quanti meno contatti abbiano avuto i post nei quali queste tematiche vengono approfondite con maggiore accuratezza, segno che evidentemente siamo un paese fatto di tifoserie eternamente contrapposte, e che si ha più successo quando si mena (metaforicamente parlando, ovviamente) piuttosto che quando si argomenta.

  15. 31 agosto 2012 01:09

    ps. Il liceo classico l’ho fatto anch’io. Con quella battuta mi riferivo, pensavo fosse chiaro, a un sistema formativo che dai tempi di Benedetto Croce ha relegato le materie e le discipline scientifiche alla subalternità, e a un modo di pensare largamente diffuso che pretende (con successo, purtroppo) di supplire alla mancanza di conoscenze specifiche con la retorica, le chiacchiere e le frasi che suonano bene ma dicono poco.

  16. 31 agosto 2012 07:22

    Caro Giordano, ho commentato in quel modo proprio perché l’articolo, di suo, mi sembrava interessante e trovavo invece molto pesante tutto il resto… di mio poco apprezzo le persone che sparano a zero sugli altri (anche quando sono dalla parte della ragione come nel tuo caso perché quel pezzo di Serra è proprio ridicolo : ) ). Ecco avrei preferito tu respirassi un po’ più a fondo e ti affidassi all’ironia piuttosto che alla furia cieca! La battuta sul classico era proprio infelice e messa così poteva essere letta solo nel modo in cui l’ho letta io: una inutile stupidaggine. Che poi la cultura scientifica in Italia sia messa male purtroppo è sotto l’occhio di tutti….ma gridare al cielo la propria frustrazione per questo fatto non migliorerà la situazione… lo farà invece utilizzare buone narrazioni, nuovi modi di portare conoscenza anche tra chi non ha dalla sua una conoscenza approfondita della materia…
    Buona giornata ed in bocca al lupo
    Stefano

  17. 31 agosto 2012 10:29

    ora dirò una banalità, ma andatelo a dire alle generazioni prima della nascita dell’Impero della Carne se la selvaggina era molto più salubre della carne di allevamento intensivo. infatti la carne non la mangiava quasi nessuno ed erano molto diffuse diverse patologie legate alla denutrizione. poi che il problema ai giorni nostri sia l’opposto ovvero una dieta iperproteica e l’obesità siamo d’accordo. ma basterebbe stare un po’ più attenti e rispettare la piramide alimentare. dire che è meglio mangiare poca carne ma di buona qualità, probabilmente è vero (per questioni anche di gusto), ma è una scelta da ricchi.

  18. Elena Maserti permalink
    1 settembre 2012 00:06

    Buonasera, condivido molte cose del suo commento, ma non l’infelice e generalizzante battuta sul liceo classico. Perché non tutti i i licei classici si ispiravano a Croce e limitavano il sapere scientifico. Io ho frequentato il classico negli anni 70, e la mia insegnante di matematica e fisica e quella di scienze erano le migliori della mia città. E lavoravamo sul serio, tanto e duramente. Il preside era una persona eccellente, selezionava insegnanti eccellenti e chiedeva alte prestazioni in tutte le materie. Come sempre sostengo, il buon andamento di un settore dipende dalle qualità di chi dirige.
    Quindi, come molti altri del mio liceo, mi sono laureata e specializzata in materie scientifiche e come professione sono un ricercatore CNR.

    E questo incipit per dirLe che condivido il suo commento:

    ‘che cosa sarebbe l’agroindustria se non l’agricoltura resa più efficiente dalla tecnologia lungo tutta la sua filiera, dalla ricerca scientifica alla produzione al trasporto su lunghe distanze, al fine di portare la maggiore quantità possibile di cibo al minor prezzo possibile nei nostri piatti e, soprattutto, nei piatti di chi solo ora si affaccia alle porte del benessere’

    ma… …Mi occupo di ricerca di base che fornisce informazioni alla ricerca applicata a migliorare il settore agro-alimentare, in particolare con il fine di selezionare specie più resistenti alla siccità. Le posso dire che in Italia si spende poco e soprattutto ‘male’ per l’agroindustria. Questo a confronto con paesi esteri con i quali collaboro attivamente. Mi auguro che ‘fermare il declino’ si occupi anche di questo, razionalità, efficienza e strategie di ricerca mirate. Anche questo aiuterebbe l’economia. Cordiali saluti, Elena Maserti

  19. Alberto Guidorzi permalink
    1 settembre 2012 00:42

    Cosa dirà Serra quando dovrà mangiare “bistecche” assemblate con sole proteine di soia?

  20. 2 settembre 2012 22:36

    Quando ho letto “Impero della Carne” ho sperato in un eccitante film porno 🙂

    Saluti,

    Mauro.

  21. bacillus permalink
    3 settembre 2012 21:10

    In tutta franchezza – da uno che non ha fatto il classico e nemmeno l’università – vorrei dire che la “battuta sul classico”, (a maggior ragione se scaturita con evidente autoironia da uno che ha fatto il classico), è cosa buona e giusta ed andrebbe espressa con maggiore frequenza tanto per far capire che i tempi sono cambiati.
    Giordano Masini non si faccia tanti problemi nell’averla espressa. Del resto lui lo sa: la “ciccia” sta in ben altro.

  22. Alberto Guidorzi permalink
    3 settembre 2012 23:24

    Elena Maserti

    Sono tanto convinto in quello che dici che i miglioratori vegetali futuri dovranno non più solo avere come obiettivo, come ho avuto io, di aumentare la quantità di derrate bensì quello di fornire all’industria alimentare della materia prima da cui trarre molecole da assemblare diversamente. Questo con buona pace di chi propugna il ritorno agli alimenti d’antan..

  23. 4 settembre 2012 10:45

    Sono un cervello fritto dal liceo classico (e da una serie di altri studi), e condivido quello che ha scritto Serra. Avrei potuto, con un buon senso che purtroppo, ahimé, non mi contraddistingue, semplicemente andare oltre senza commentare, mantenendo il rispetto – che intendiamoci, vi è dovuto – per le opinioni diverse: credo che non mi sia mai capitato di insolentire chi la pensasse diversamente da me.

    Ho deciso invece di manifestarmi, perché se è vero che “Non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te” forse è vero anche “Fai ad altri ciò che vorresti fosse fatto a te”, e io vorrei che nel mio blog le persone, quando non sono d’accordo, invece di limitarsi ad andarsene esprimessero le proprie perplessità.

    Perplessità espressa, me ne vo.

  24. bacillus permalink
    4 settembre 2012 21:32

    Ifigenia. Ovvero dimostrazione plastica dell’inconsistenza intellettuale di chi, dopo una vita di frequentazioni umanistiche praticamente autoreferenziali, riesce a buttare giù dodici righe senza dare alcun apporto al dibattito.
    E se ogni tanto ci si facesse lo scrupolo di chiedere a se stessi se si possiede un minimo di competenza per affrontare ile questioni specifiche?
    Non mi si dica che questo al “classico” non si insegna.

  25. 4 settembre 2012 21:53

    bacillus, ovvero la dimostrazione di chi è capace soltanto di insolentire – ritenendo di denigrare – chi non appartiene alla propria corrente: ma, d’altra parte, non è che mi aspettassi altro.

  26. 5 settembre 2012 09:48

    Chi sia prone
    a sentirsi insolentito
    non usi Internet

  27. 5 settembre 2012 11:29

    Oh, ma io ho detto che ha insolentito, non che io mi sono sentita insolentita: a me certe irriverenze di poveri di spirito tutt’al più fanno pena, ma nella fattispecie neanche quello. E poi, se ritengo che “cervello fritto” (ce l’ho con bacillus, non con Giordano) non sia un complimento, dovrei tornare alla tavoletta e il bastoncino? Già, chi non la pensa come voi è uno stolto che spreca l’aria che respira, e che ben poco diritto ha di stare al mondo!

    Comunque, caro omnologos, se dietro a internet non ci fosse la gente che l’ha creato e lo fa funzionare, non lo userebbe neanche lei: a volte i cervelli fritti hanno risorse che voi … (bolliti? Che potrei scrivere in opposizione a fritto?) neanche immaginate.

    Mi scuso con Giordano per essermi ingenuamente fatta trascinare nella polemica, lo ringrazio per le informazioni di cui ho potuto usufruire in questi mesi da quando lo seguo, e mi tiro fuori, oltre che dal blog, anche dal seguito della discussione.

  28. 5 settembre 2012 11:48

    Hai scritto tante cose Ifigenia ma non hai detto ancora niente, a parte di essere d’accordo con Serra. Rimani misteriosa e ragiona di frittura, se ti va, che vuoi che ti dica?

  29. 5 settembre 2012 11:56

    Su questo potrei darti ragione, ma non mi pare un contesto in cui si possa serenamente ragionare quello in cui si manca di rispetto. Io di blog ne ho un po’, seri e meno seri, in cui si è discusso di vita e di morte, e mai mi sono permessa di usare termini pesanti nei confronti di chi la pensasse anche in maniera anche diametralmente opposta alla mia. Ho sempre cercato di capire le motivazioni dell’altro, e non a caso mi sono trovata a seguire, costantemente, questo blog. Le motivazioni della controparte m’interessano ancora più di quelle di chi la pensa come me, visto che quelle le conosco. Ma, ripeto, con questi presupposti non mi sento ispirata. Credo comunque che sopravviverete anche senza miei interventi più dotti.

    Con sommo rispetto.

  30. 5 settembre 2012 12:02

    Giordano! Chiedi subito scusa a tutti i Classici, e pensa al colesterolo! (=stai lontano dalla frittura)

  31. 5 settembre 2012 12:33

    E meno male che avevo specificato che non ce l’avevo con Giordano! cvd…

    Che poi, ha scritto che io non portavo argomentazioni, e invece queste battute allo spirito di patate sfrante invece lo sono? Giordano l’ha spiegata la sua posizione, in maniera chiara e circostanziata. Comunque, come sostenitori del blogger e dell’argomento da lui sollevato, forse fareste bene a non sviare la discussione (sempre a proposito di rispetto, ma d’altra parte, si comincia col non rispettare la natura, gli animali, e perché far salvi gli umani?).

  32. 5 settembre 2012 12:41

    Argomentare, non si può. Insultare, non si può. Chiederti qualche dettaglio sui tuoi pensieri, non si può. Poetare, non si può. Scherzare, non si può.

    Ripigliati.

  33. 5 settembre 2012 12:57

    Argomentare si può (anzi si deve). Insultare no, non si può. Chiedermi qualche dettaglio sui miei pensieri, sì che si può, e infatti te li ho espressi. Poetare, urca se si può! Ho fatto pure il classico, amo le poesie e le belle lettere 🙂 . Scherzare, certo che si può, purché non si faccia passare per scherzo quello che scherzo non è.

    Ok, mi ripiglio (i giocattoletti miei e me ne vo, come avrei dovuto già fare, ma purtroppo WP si è inventato le notifiche, e io non sono particolarmente brava a non rispondere alle provocazioni).

    Comunque sei simpatico. Mi dispiace che non ti sia chiaro quello che scrivo e continui a rispondere fischi per fiaschi, ma davvero sei simpatico (dico sul serio, non è uno sfottò).

  34. 5 settembre 2012 14:13

    Mi dispiace non essere stato tanto presente alla discussione. Il fatto è che sono in vacanza fino a sabato, ho poche possibilità per connettermi e, tra l’altro, oggi è il primo giorno di sole 🙂

    In ogni caso, come ho già detto, tornerò sull’argomento Michele Serra con un nuovo post al più presto. Nel frattempo non litigate troppo

  35. bacillus permalink
    5 settembre 2012 23:39

    Giordano Masini ruffiano… 🙂

  36. 6 settembre 2012 08:14

    Capisco il pezzo di Serra ma non il commento a base di insulti a cura del blogger, inspiegabile anche coi coglioni girati. Serra dice semplicemente che se noi ciccioni occidentali riduciamo il consumo compulsivo di carne gonfia più di acqua che di sostanza (basta osservare di quanto si riducono certe carni lowcost in fase di cottura: l’autore di questo blog fa anche la spesa, ogni tanto?) , si riducono le monoculture destinate all’alimentazione animale e cresce la biodiversità. Dove sta il problema nel consumare meno carne ma di migliore qualità e reintrodurre varietà vegetali autoctone, magari anche desuete ma interessanti, al posto dell’onnipresente mais?

  37. 6 settembre 2012 08:25

    Rd – passa la ricetta del daino al forno, vai!

  38. 6 settembre 2012 09:13

    @elisabettalatorre, con le tonnellate di carne che i supermercati occidentali eliminano ogni giorno qualsiasi considerazione pseudo-razionale sull’ineluttabilità della monocoltura intensiva per nutrire le vacche, che potrebbe reggere in sede teorica, cade miseramente in sede commerciale. Non abbiamo un problema di “fame nel mondo”, sono balle: produciamo abbastanza da sfamare due pianeti, ma di redistribuzione del cibo. Quanto al mangiare meglio spendendo di più si tratta di mettersi d’accordo. La carne di pollo, per dire, va da 3 a 20 euro al chilo. Personalmente riesco a mangiare carne una/due volte la settimana, di più mi stomaca: quando la compro, la pago a prezzo medio sperando di evitare pollame all’antibiotico. Ovviamente costerà di più (legge del mercato), ma basta consumarne una quantità ragionevole. Il vero dramma del nostro tempo non è tanto Michele Serra, che non mi piace a prescindere, ma gli Sviluppisti del genere stolido.

  39. Alberto Guidorzi permalink
    6 settembre 2012 10:39

    Rd

    Se mangi carne di pollo e carni bianche in genere daresti già un grosso contributo alle coltivazioni intensive in monocoltura come dici tu (ti informo che, relativamente, si fa molta più monocoltura in Italia per il semplice fatto che la poca superficie aziendale impone di coltivare sempre la coltura a miglior rapporto reddito/costo. Infatti per fare un kg di carne di pollo occorrono 4 kg di mais mentre per fare 1 kg di carne rossa ne occorrono ben 8, vedi quindi che senza cadere nell’estremo di essere vegano si può contribuire.

    Inoltre negli allevamenti intensivi, contrariamente al passato, si è affinata la tecnica di produzione in senso salutistico ed inoltre i controlli ci sono, certo non potrai mai eliminare i lestofanti. Comunque siamo arrivati a far mangiare una famiglia di quattro persone con 5 € se comprano un pollo e per giunta già arrostito.

    Comunque se vogliamo eliminare la carne dalle nostre tavole, bisognerà attendere che l’industria agroalimentare partendo da proteine vegetali assembli dei composti a composizione amminoacidica essenziale ottimale. Quale impatto avrà sull’opinione pubblica te lo lascio indovinare, ma questa sarà la strada.

    Pensare di distribuire i surplus alimentari è utopia, pensare di far produrre gli agricoltori del terzo mondo per se e per vendere (avere prodotti da vendere è essenziale per il terzo mondo altrimenti non progrediscono nell’uso di mezzi tecnici) è invece l’obiettivo, ma occorrerà correggere le regole della mondializzazione.

    Se poi fossimo più parchi nel consumo di carne daremmo un bel colpo alla produzione. Solo che è il consumatore che incentiva la produzione, vuoi mettere, in fatto di tempo e di voglia, tornare a casa stanchi dall’ufficio e buttare un fettina sulla piastra, al posto solo di doversi preparare un piatto di pasta?

  40. 6 settembre 2012 11:56

    Due osservazioni, anche in questo caso, derivate dalla pratica quotidiana. Primo, noi siamo già “vittime” della redistribuzione globale di cibo, lo dicono le etichette stesse degli alimenti: l’80 percento della carne rossa presente sui banchi vendita della gdo italiana viene da Olanda, Germania e Francia, e lo stesso dicasi, a esempio, per il latte e suoi derivati, per le farine ucraine e derivati eccetera. Secondo, le eccedenze hanno una sola poco nobile ragione: coprire interamente il banco vendita per “non far vedere” antiestetici buchi nell’esposizione. Qui a Milano il volontariato fa quello che può per rimediare a questa distorsione patologica del mercato alimentare raccogliendo e collettando cibi prossimi alla scadenza, ma è una goccia nel mare. Chiunque può verificarlo osservando gli addetti ritirare intere partite di salmone o di cocomeri o di qualsiasi altra derrata dagli spazi vendita

  41. 6 settembre 2012 12:02

    il vocabolario di RD non promette niente di buono però di cosa saremmo vittime noi? Di un sistema che impedisce le carestie a chi è commercialmente raggiungibile, e soprattutto dove c’è poco protezionismo, poca conflittualità armata, sviluppo della rete dei trasporti, etc etc.

    Che tragedia, eh?

  42. 6 settembre 2012 12:16

    Stavo solo descrivendo la distanza che c’è fra le intenzioni e la realtà. Se hai mangiato in montagna una “carne delle nostre valli” ma poi, mettendo alle strette il cameriere gli hai fatto confessare che nelle “loro valli” la carne viene solo macellata dopo essere stata importata a vagonate dalla Francia, capisci al volo cosa intendo con “redistribuzione del cibo”.

  43. 6 settembre 2012 12:21

    (lo stesso dicasi per certe loro cataste di “formaggelle tipiche”. Ti guardi intorno e non c’è una vacca, una pecora, una stalla, niente, gli alpeggi trasformati in seconde case e piste da sci. E ti chiedi: il latte dove lo prendono? Poi ti viene in mente l’entusiasmo della Merkel per “l’euro a due velocità” e ti spieghi alcune cose sul funzionamento del mondo agreste nel 2000)

  44. 6 settembre 2012 16:01

    Davvero un brutto mondo quello nel quale ci è toccato in sorte vivere, Rd. Davvero brutto.

  45. Alberto Guidorzi permalink
    6 settembre 2012 17:16

    Rd

    Nella tua vena denigratoria mi pare che faccia un po di confusione. Infatti o non ti sei accorto o non lo sai ma esiste un mercato comune agricolo europeo e la libera circolazione di persone e merci, che non possiamo respingere pena la denuncia alla corte del Lussemburgo. Non vorrai mica ricreare uno stato autarchico, che è quello che ci ha dato il lanital (al posto della lana), il rayon (al posto del cotone) ed altri prodotti autarchici.

    Che tu mi dica che il tipico italiano tanto decantato sia una notizia vera solo per chi non sa le condizioni pessime in cui versa la nostra agricoltura ti do ragione.

    Quando parlo di surplus, non parlo di merce da buttare, ma merce che si produce oltre l’autoconsumo e che permette all’agricoltore di poterla vendere e ricavare il denaro per aggiornare i suoi processi produttivi e immettere innovazioni. Guarda che l’agricoltura è come una fabbrica che sopravvive se innova. Ecco molti nostri agricoltori non creano surplus produttivo, cioè, è vero che vendono tutto il loro prodotto, ma quando hanno pagato i costi per produrlo ed il loro mantenimento non resta più nulla per innovare.

    I surplus di cui parli tu (che sono quelli della merce scaduta e o rifiutata dal consumatore solo per l’aspetto) è un’invenzione (in gran parte) per creare produzione e far consumare.
    Non so che età hai, ma sai che la roba scaduta di oggi i tuoi nonni l’avrebbero mangiata e soprattutto non sarebbero andati incontro a nessun disturbo o inconveniente alimentare?
    Sono i surplus di una società opulenta, che se andiamo in crisi veramente cesseranno di avere la valenza di veleno (falso) per i consumatori come lo sono ora.

  46. 22 settembre 2012 22:31

    Buonasera, arrivo qui per caso, tramite il blog di un amico. Vorrei solo fare due obiezioni rispetto ad alcune cose, confesso che ad un certo punto mi sono arresa, non ce l’ho fatta a leggere tutti i commenti, comunque:

    “Non ci resta che constatare (per l’ennesima volta) che i processi produttivi legati al cibo sembrano essere l’argomento prediletto di discussione per chi non ne capisce nulla, il luogo ideale dove riversare le proprie ideologie frustrate e sfogare il proprio umanissimo bisogno di sparar sentenze a buon mercato.”

    A me personalmente sembra che questo argomento tocchi le pance di chiunque, e infatti le reazioni che leggo in giro sono sempre di pancia, dall’una e dall’altra parte.

    “Serra dovrebbe essere a questo punto onesto al punto di ammettere la sua pretesa di negare ai paesi del terzo mondo, e ai loro abitanti, l’opportunità di ambire il nostro livello di benessere, perché di questo si tratta, né più né meno.”

    Io non so cosa intendesse Serra, in così poche righe è difficile capirlo se non facendo grosse interpolazioni, però mi interessa la Sua risposta. Voglio dire, se ho capito bene, sostenere un pianeta vegetariano significherebbe voler negare benessere? Io vivo nel benessere, e il mio benessere non è misurato in base ad una dieta, o meglio, il grado del mio benessere non è minore rispetto a quello di un onnivorista (anzi, dal mio punto di vista è persino migliore, ma questo è appunto il mio punto di vista, personale). Si sa che la carne è sempre stata vista come uno status di progresso, ma non è detto che questa concezione sia giusta, nè che non possa esser capovolta. Si può desiderare un mondo senza fame e senza carne allo stesso tempo, una cosa non esclude l’altra, eppure da questo paragrafo così pare… a me è sembrata più una falsa dicotomia, piuttosto che una risposta razionale.

    Rispetto alla questione idrica vorrei segnalare questa pubblicazione. http://www.siwi.org/documents/Resources/Reports/Feeding_a_thirsty_world_2012worldwaterweek_report_31.pdf

    Non credo che la questione idrica associata all’industria carnea sia una mera crociata vegetariana. E infine, anche se comunque aveste ragione voi, e non ci fosse nessuna emergenza idrica, e tutte le altre obiezioni che portate, alla fine avrebbe poca importanza e non cambierebbe lo stato delle cose, La scelta vegana o vegetariana è una scelta etica, tutto il resto sono aggiunte che non tolgono valore alla motivazione primaria, e cioè la risposta alla domanda: “Li uccidiamo perchè possiamo… ma davvero possiamo per questo? Poter fare una cosa automaticamente la legittima?

    Mi scusi, mi son dilungata, ma grazie dell’attenzione e buona serata. L.

  47. 22 settembre 2012 23:08

    Cara L., grazie per il tuo commento. Non ho mai avuto intenzione di mettere in discussione la legittimità di qualsiasi scelta individuale, ma solo il presupposto etico sul quale Michele Serra fonda non tanto il suo rifiuto per la carne (se individualmente la rifiuta, cosa che non so, ma tenderei ad escludere, dato che alla fine del suo pezzo parla con nostalgia di caccia e selvaggina) quanto il suo disprezzo per l’intensificazione agricola e il mercato. Nel post successivo a questo sono tornato sull’argomento in maniera un po’ più approfondita, cercando di spiegare un po’ meglio il mio punto di vista: https://lavalledelsiele.com/2012/09/07/ancora-su-michele-serra-e-limpero-della-carne-sic/

  48. 22 settembre 2012 23:56

    Ho letto anche quello, e penso di aver capito bene il Suo punto di vista, anche se ovviamente non condivido diversi punti, Serra sensazionalista a parte:), Di nuovo la saluto, e grazie davvero per la risposta.

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