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Voglio andare a vivere in campagna

22 giugno 2013

Continuano i peana salvifici sulla “funzione anticiclica” del settore agricolo. Oggi Linkiesta pubblica un’infografica in merito, pubblicando dati molto precisi sull’aumento delle assunzioni in agricoltura, mentre l’aspetto riguardante le nuove aziende agricole viene lasciato più sul vago:

Ma non c’è solo il lavoro dipendente: si moltiplicano le giovani aziende guidate da professionisti di ogni tipo: insegnanti, ingegneri, agronomi, geologi, avvocati”

Il che non dice molto né sulla portata del fenomeno, né sulle sue origini. Per poter parlare di balzi in avanti del settore, dovremmo vedere un significativo aumento delle compravendite di terreni agricoli, e/o dei contratti di locazione. In mancanza di questo dato (in realtà manca anche il numero delle nuove aziende, così come le loro dimensioni), è lecito sospettare che si tratti più che altro di messa a profitto di piccole rendite fondiarie familiari: in tempo di crisi non si butta niente.

Quanto all’aumento delle assunzioni, suggerirei cautela: le cifre sono rilevanti (+10,1% in Italia, +23,4% al Nord), ma più che di una particolare vitalità del settore agricolo, rischiano di essere rivelatrici della disperata situazione occupazionale che sta attraversando il nostro paese. Sono sempre di più gli italiani adulti che prendono in considerazione l’idea di fare lavori ai quali non si sarebbero accostati solo fino a pochi anni fa, e che infatti finora erano appannaggio esclusivo degli immigrati.

E non andrebbe mai dimenticata la funzione di welfare familiare che svolgono i contratti di lavoro stagionali in agricoltura: dato che il sussidio percepito nei periodi di disoccupazione ripaga sostanzialmente i contributi versati, sono più che frequenti i casi di disoccupati che si fanno “formalmente” assumere da un’impresa agricola per non perdere anni di contribuzione previdenziale.

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3 commenti leave one →
  1. Alberto Guidorzi permalink
    22 giugno 2013 13:50

    Giodano la mia esperienza mi conferma in stragrande maggioranza due delle cause da te citate: 1° rimessa in funzione di pezzi di terra ereditati e non venduti perchè considerati beni rifugio dati in uso a nipoti senza arte ne parte. Questi poi si impegolano subito nella produzione biodinamica, biologica, Km 0 immaginando di farle diventare delle griffe, dimenticando che non conoscono così la buona agronomia. 2° Sono assunzioni di genitori, zii, parenti ed amici, ma molti non sanno neppure dove dovrebbe essere il loro posto di lavoro.

  2. Michelele permalink
    23 giugno 2013 23:19

    Sono giovane, non ho ben capito l’ultimo punto, quello del sussidio, qualche anima gentile me lo spiega?

  3. Alberto Guidorzi permalink
    24 giugno 2013 14:58

    Michele

    Quando tu assumi in campagna un lavoratore stagionale, non è perchè tu lo voglia assumere a tempo determinato per licenziarlo facilmemte, ma è solo perchè ne hai bisogno solo in certi momenti dopo non sai più cosa fargli fare. Ecco che allora nell’ambito delle norme di salvaguardia degli operai agricoli ed anche dei datori di lavoro, perchè con la stagionalità molti operai se ne andrebbero altrove, esiste il sussidio di disoccupazione, cioè un emolumento che lo Stato concede al lavoratore nel periodo di non occupazione.

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