Skip to content

Il tic anti Ogm è fuori tempo con i ritmi della crescita globale

25 giugno 2013

Il Foglio

La reazione del ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, alla provocazione di Giorgio Fidenato, l’agricoltore friulano che ha seminato mais Ogm nei terreni di sua proprietà in provincia di Pordenone, non sembra essere esattamente improntata alla razionalità. Se Fidenato ha seminato in forza di una sentenza della Corte di giustizia europea che afferma che la messa in coltura di varietà come il mais Mon-810 non può essere sottoposto a una procedura di autorizzazione nazionale se è già autorizzata a livello europeo, il decreto anti Ogm annunciato dal ministro sembra essere destinato soltanto a far aprire, nei confronti dell’Italia, l’ennesima procedura di infrazione. Ma soprattutto il tic anti biotech trascura il fatto che a livello mondiale la percezione nei confronti delle biotecnologie applicate all’agricoltura sta cambiando radicalmente, e la cosa potrebbe cominciare a interessare anche l’Europa, che finora è stato il continente più refrattario all’adozione degli organismi geneticamente modificati su larga scala. La spinta al cambiamento di rotta proviene essenzialmente da una presa d’atto: la crescita economica di immense e popolate regioni del pianeta porta gli abitanti di quelle regioni ad adeguare il proprio stile di vita al reddito, a cominciare dalle abitudini alimentari. Questo ha fatto aumentare in maniera più che sensibile la domanda di materie prime agricole, e di conseguenza i loro prezzi, mentre la scarsità di nuove terre coltivabili rende difficile per la produzione tenere il passo dei consumi.

Oggi “sicurezza alimentare” significa necessariamente produrre più cibo e in maniera più sostenibile rispetto al passato: una delle sfide sulle quali si gioca la stabilità dello scacchiere geopolitico globale. In questo nuovo scenario la pretesa europea, dal sapore vagamente protezionistico, di costruire un mercato interno “Ogm free” per difendere i propri produttori dalla competizione sui mercati globali, rischia di precludere agli stessi agricoltori del Vecchio continente le innovazioni tecnologiche alla base della “seconda rivoluzione verde”. Proprio pochi giorni fa il World Food Prize, il premio che ogni anno viene assegnato in memoria di Norman Borlaug, il genetista agrario che della rivoluzione verde è stato il padre, è andato a tre biotecnologi con la seguente motivazione: “Aver contribuito alla nascita di un nuovo termine, biotecnologia agricola, e preparato il terreno per colture ingegnerizzate con caratteri nuovi che hanno aumentato le rese e conferito resistenza a insetti e malattie, così come tolleranza a condizioni ambientali avverse. Il loro lavoro ha reso possibile, per gli agricoltori di 30 paesi, di migliorare le rese agricole, di incrementare il reddito e di nutrire una popolazione mondiale in crescita”. Uno dei tre, Robert Fraley, è vice presidente esecutivo e Chief Technology Officer di Monsanto.

Peraltro è proprio il carattere che conferisce ad alcune colture la resistenza a condizioni ambientali avverse, in particolare agli stress idrici, l’elemento che sta facendo cambiare prospettiva sugli Ogm anche in ambienti tradizionalmente ostili, come le organizzazioni sovranazionali e molte Ong: varietà di mais in grado di produrre di più con meno acqua sono state sviluppate sia da Monsanto che attraverso progetti di ricerca pubblici, come Wema, una partnership pubblico-privata kenyota, e potrebbero risultare attraenti anche per gli agricoltori europei. E infatti lo scorso anno, quando alcuni attivisti inglesi hanno minacciato la distruzione di un campo sperimentale del Rothamsted Research, nei dintorni di Londra, nel quale veniva testata una varietà di frumento repellente agli afidi, i media hanno dato ampio spazio alle ragioni dei ricercatori, anche quei giornali, come il Guardian, tradizionalmente sensibili alle tematiche ambientali. L’azione dimostrativa si è conclusa, per la prima volta in Europa, con un flop. Un anno dopo, il responsabile per le politiche agricole del Regno Unito, Owen Paterson, parla con inedita chiarezza a favore dell’uso delle biotecnologie agricole in Europa, “uno strumento fondamentale”, ha detto, “per aiutarci ad affrontare le sfide globali della sicurezza alimentare e l’intensificazione sostenibile dell’agricoltura”.

Annunci
One Comment leave one →
  1. ogeid3 permalink
    26 giugno 2013 01:13

    C’è chi la vede in modo differente http://oggiscienza.wordpress.com/2013/06/24/premio-mondiale-per-il-mangime/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: