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Il fondo del barile argentino

16 luglio 2013

L’eroica battaglia della presidenta Kirchner contro la forza di gravità e l’inflazione a due cifre che strangola l’Argentina non poteva non passare attraverso il tradizionale blocco delle esportazioni di frumento, del quale il paese è primo produttore del Sud America e settimo esportatore mondiale. Una decisione che ha permesso all’associazione dei panifici della provincia di Buenos Aires di promettere aumenti nelle retribuzioni dell’ordine del 28% (ma come, Cristina, l’inflazione non era “solo” al 10,3%?) per la forza lavoro sindacalizzata e lotti di pane a prezzo politico, e che si accompagna ad altre campagne da raschiamento compulsivo del fondo del barile per tenere disperatamente al guinzaglio i prezzi, come l’addestramento di militanti sindacali e attivisti religiosi per monitorare i listini dei commercianti. Ma che sembra destinata a generare le solite unintended consequences.

In primo luogo si segnala la forte irritazione dei produttori locali, costretti ad accettare sul mercato interno prezzi inferiori a quelli che spunterebbero, peraltro in dollari, sulle piazze internazionali. E’ quindi prevedibile che nelle prossime stagioni di semina molti agricoltori argentini opteranno per altre colture, provocando una drastica contrazione dell’offerta. Ma intanto, più nell’immediato, l’iniziativa costringerà paesi come il Brasile a cercare altri fornitori, in primo luogo in Canada e negli Stati Uniti, per soddisfare il proprio non indifferente fabbisogno di grano, assottigliando gli stocks globali e innescando così la più classica delle reazioni a catena.

Catena al termine della quale, è sempre bene ricordarlo, si trovano i paesi importatori netti con economie più fragili e più esposte al vento dell’inflazione importata. Qualcuno ricorda il blocco delle esportazioni di frumento russo del 2010, seguito alla grave siccità che ne aveva falcidiato i raccolti, e i conseguenti aumenti di prezzo di grano e farina all’origine delle ribellioni nordafricane dell’inverno successivo?

Ma per tutto questo si può sempre dare la colpa agli speculatori, che si portano benissimo in tutte le stagioni e ad ogni latitudine (in particolare alle nostre). Ad ogni modo, sono cose che su queste pagine sono state segnalate da tempo.

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3 commenti leave one →
  1. Alberto Guidorzi permalink
    16 luglio 2013 23:40

    E se anche altri paesi esportatori la seguissero? Vedreste con i forni e con il pane alle stelle si mangerebbe anche il frumento OGM

  2. VoceIdealista permalink
    17 luglio 2013 13:30

    Mi chiedo che fine abbiano fatto quesi geni secondo cui “l’Italia deve uscire dall’Euro e fare come l’Argentina”: perché non parlano più?

  3. firmato winston diaz permalink
    17 luglio 2013 19:59

    @voceidealista: il governo argentino sta massacrando la propria agricoltura e quel po’ di industria che e’ rimasta proprio per l’ostinazione di voler tenere una parita’ ufficiale innaturalmente alta per la sua moneta, esattamente come sta facendo l’italia, costretta dall’euro la cui forza non e’ dalla nostra economia determinata. (e esattamente come fece a suo tempo l’argentina ai tempi dell’ultimo default con il CAMBIO FISSO col dollaro – en passant, notizia di oggi, consumi industriali italiani dell’insieme dei prodotti petroliferi alla meta’ dei valori del 2003 – che dipenda del tutto da ottimizzazione del processo e passaggio ad un’industria piu’ sofisticata meno energy-driven, dubito, direi piuttosto che siamo oltre la canna del gas se non cambia qualcosa in fretta).
    I paesi sono ricchi in quanto producono, non in ragione della forza della loro moneta e che lo diventa in seguito alla ricchezza, forza che anzi ostacola sia la produzione che l’esportazione (in quanto con una moneta forte conviene importare tutto, non solo le materie prime, e infatti tutti i paesi fortemente esportatori di materia prima sono privi di industria a causa di moneta forte e quindi concorrenza estera per i manufatti insostenibile per la loro industria).
    L’unico paese al mondo che puo’ permettersi il lusso di una moneta relativamente forte sono gli USA: se gli serve qualcosa, basta che stampano dollari e la comprano all’estero, tanto tutti, il dollaro, che e’ moneta di riserva e scambio internazionale difesi dalle portaerei, lo accettano, senza che esso si svaluti piu’ di tanto, e comunque l’inflazione relativa si spalma su tutto il mondo, e in USA arriva per ultima. Signoraggio si chiama, gli USA sono gli unici a poter permettersi di praticarlo, con buona pace dei nostri signoraggisti complottisti che lo vedono dappertutto fuorche’ dove c’e’ davvero e alla luce del sole.

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