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Una royalty non si nega a nessuno

10 ottobre 2013

Può capitare che, rimettendo a posto un vecchio mazzo di fatture, l’attenzione si posi per la prima volta con attenzione su una particolare dicitura. Nulla di nuovo, per chi questo genere di documenti se li fa scorrere tra le dita con una certa frequenza. Ma proprio questa consuetudine, finora, aveva impedito di dare il risalto che merita a certi particolari. Allora può capitare di notare per la prima volta che è scritto, nero su bianco e a norma di legge, che “i semi di varietà di cereali sono soggette al pagamento di royalties a favore del costitutore“.

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Ohibò. Non sarà quindi che, come abbiamo ripetuto fino a farci venire il concetto a nausea, la favola secondo la quale gli OGM legano mani e piedi gli agricoltori alle multinazionali attraverso i brevetti è, per l’appunto, una favola, e che per tutte le varietà brevettate si pagano royalties, almeno nei casi in cui il costitutore ne pretende il pagamento? Non sarà che gli OGM, anche quelli prodotti dalla famigerata Monsanto, sono varietà come tutte le altre, soggette quindi alle leggi che regolano per tutti la proprietà intellettuale? Non sarà che su tutto questo per anni abbiamo sentito dire (e ancora continuiamo a sentirci dire) una colossale valanga di minchiate?

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10 commenti leave one →
  1. 10 ottobre 2013 15:27

    Caro Giordano,
    ti credi che i talebani anti OGM possano capire concetti così ovvii? 🙂
    Saluti,
    Mauro.

  2. Alberto Guidorzi permalink
    10 ottobre 2013 19:57

    “i semi di varietà di cereali sono soggette al pagamento di royalties a favore del costitutore“

    .A rigore questa dizione è giuridicamente incompleta nel senso che occorreva inserire dopo “varietà” l’aggettivo “certificate”. Infatti è la certificazione che da diritto al costitutore a pretendere le royalties in quanto si certifica che la varietà di quella specie è: nuova, stabile e distinguibile, vale a dire è un prodotto d’invenzione di qualcuno che ne ha acquisito i diritti. Attenzione il diritto si acquisisce solo sulla varietà e non implica nessun diritto sulla specie a cui appartiene quella varietà. In altri termini la Monsanto può pretendere i diritti su una varietà di mais ma non sulla specie mais, questa rimane libera di essere coltivata. Infatti se io di due varietà mescolo i semi prima di seminarle nessuno può pretendere diritti sulla produzione.

    L’agricoltore poi su una varietà con diritti di royalties non paga a posteriori, ma a priori, cioè quando compra il seme, pertanto è fuorviante dire che l’agricoltore è vessato in quanto egli conserva sempre la possibilità di non comprare il seme e di non pagare royalties e di scegliere di seminare dei semi che va prendere da un ammassatore dei raccolti dell’anno precedente.

    Occorrerebbe che l’opinione pubblica s’informasse bene prima di dare retta a imbonitori di piazza che propala la fandonia che gli agricoltori sono ricattati. Non esiste nessun ricatto.

  3. 10 ottobre 2013 22:44

    Caro Guidorzi,
    in fondo è quello che dicevamo ai tempi del pomodoro e del broccolo di Tarquini 😉
    Saluti,
    Mauro.

  4. 13 ottobre 2013 17:07

    Immagino che qui si stia parlando della convenzione UPOV, che ha regole ben diverse dai brevetti che possono coinvolgere gli OGM.
    Certo, ai fanatici del naturale fa comodo dimenticarsi che anche le varietà non transgeniche possono avere una forma di protezione intellettuale; rimane comunque il fatto che non sono pochi a sostenere che la disciplina dei brevetti non è l’ideale per varietà vegetali e animali…

  5. Alberto Guidorzi permalink
    14 ottobre 2013 15:50

    Ivo

    La discussione, infatti, verte sul fatto che

    1° il brevetto esclude il “diritto del costitutore” di usare una varietà non sua per incroci al fine di creare altre varietà nuove

    2° Inoltre il COV (certificato di ottenimento vegetale) discendente dalla disciplina UPOV nell’ultima revisione prevede anche i diritti dei piccoli coltivatori di riutilizzare il seme prodotto per le loro risemine (il limite è 720 t di produzione aziendale di cereali a paglia)

  6. VoceIdealista permalink
    14 ottobre 2013 19:25

    L’ha ribloggato su laVoceIdealista.

  7. 19 ottobre 2013 12:33

    L’ha ribloggato su Infinite forme bellissime e meravigliosee ha commentato:
    E quindi si scoprì che quello che gli agricoltori ripetevano da anni, e che cioè tutte le varietà vegetali sono soggette a royalties era, ohibò, vero.

  8. Alberto Guidorzi permalink
    20 ottobre 2013 17:33

    Grande Gigante Gentile

    No! Non è vero. Una varietà dopo un certo tempo viene radiata dal Registro delle varietà e diventa libera cioè accessibile a tutti senza dover pagare nessuna royalties. Solo che sono varietà vecchie che quasi nessuno vuole più seminare.

    Pertanto gli agricoltori che dicono quanto hai affermato, raccontano balle, perchè pretendono varietà nuove, in quanto vi riconoscono potenzialità produttive migliori, e quindi riconoscono che vi è innovazione e che qualcuno ve lìha apportato ,però, non vogliono pagare per questo lavoro dal quale riconoscono di trarre utilità.

    Bella pretesa mi pare! Ma loro cedono gratis il prodotto a chi ha fame?

  9. 21 novembre 2013 23:40

    ooops…

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  1. No a Vandana Shiva | BioChronicles

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