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Lex medievale

14 settembre 2014

La querelle nazionale sugli Organismi geneticamente modificati (Ogm) appare come un continuo rimpiattino tra ministri e legislatori italiani, amministratori regionali, tribunali nazionali ed europei. Una pezza dopo l’altra, i governi italiani di ogni colore hanno provato a circumnavigare un dato di fatto: impedire, senza ragioni scientifiche, la coltivazione nel nostro paese di varietà geneticamente modificate approvate dall’Ue (e finora è stata approvata solo una varietà di mais) comporta una violazione dei princìpi del mercato comune.

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Chi sono gli agricoltori italiani che resistono al bando ideologico

11 settembre 2014

Prima di tutti c’è Giorgio Fidenato. E’ lui, piccolo agricoltore friulano, il simbolo di quelli che resistono, che non accettano di piegarsi al divieto di coltivare mais geneticamente modificato. Divieto che considerano illegittimo prima ancora che irrazionale. Fidenato ne ha passate di tutti i colori, i suoi campi nel corso degli anni sono stati vandalizzati dai no global e dai centri sociali prima che fatti a pezzi dalle trinciatrici mandate dal Corpo Forestale, e nonostante questo è deciso ad andare avanti: “Appena scade l’ordinanza di sequestro tornerò a seminare mais Mon 810. Lo farò a settembre. Anche se non arriverà mai a maturazione”, dice al Foglio. Fidenato appare come un eroe solitario, ma tiene a far sapere che non lo è: “Erano in tanti quelli disposti a seguirmi, a seminare mais Ogm nelle loro aziende, poi ha prevalso la paura dei vandali e delle conseguenze penali e amministrative. Chi mantiene la famiglia col suo lavoro di agricoltore non può rischiare tanto. Ma in Friuli sono tutti dalla mia parte”. Tra le tante leggende che girano intorno agli Ogm, c’è anche quella secondo la quale gli agricoltori italiani sarebbero contrari alla loro commercializzazione. Ed è proprio in Friuli, dove il mais è la coltura prevalente, che è nata l’associazione Futuragra che rappresenta gli agricoltori attivi nella battaglia per il superamento del divieto alla coltivazione di varietà Ogm.

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Come ti consegno l’Expo al santone

10 settembre 2014

Vandana Shiva collaborerà con la nostra università nell’ambito del cluster che all’interno dello spazio espositivo di Expo 2015 sarà dedicato al riso. L’impegno di Vandana Shiva per la salvaguardia dei semi testimonia l’importanza delle risorse alimentari, il pericolo dell’ingegneria genetica e il dovere di garantire una equa distribuzione delle risorse in base ai bisogni. E queste sono anche le grandi tematiche di Expo Milano 2015, l’importante sfida a cui Milano si sta preparando e alla cui realizzazione il nostro Ateneo ha attivamente collaborato.

Con queste parole, l’Università di Milano Bicocca ha salutato a maggio la collaborazione tra l’ateneo e la Shiva, eroina anti Ogm (organismi geneticamente modificati), oggi al centro di nuove polemiche dopo la lunga inchiesta che il New Yorker le ha dedicato. Un’inchiesta che mette in dubbio alcune delle uscite più roboanti della Shiva (fonte originaria della saga sui presunti suicidi di massa dei contadini indiani), i suoi titoli di studio e altro ancora. Fatto sta che, come dimostra il virgolettato di cui sopra, la Shiva è arrivata all’Expo attraverso la porta che meno ti aspetti, quella dell’università, e oggi che la sua credibilità – dal suo presunto curriculum scientifico ai contenuti della sua propaganda – è a pezzi, è inevitabile chiedersi come questo sia stato possibile. Quali sono i meriti scientifici che l’Università ha riconosciuto e certificato alla Shiva? E siamo sicuri che non si possa rimediare? Una Caporetto dell’università italiana, quindi, ma non solo.

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Il liberal New Yorker sbugiarda l’eroina indiana anti Ogm

7 settembre 2014

Il 25 agosto scorso il New Yorker ha dedicato un lungo reportage a Vandana Shiva, l’attivista indiana che ha fatto della lotta contro gli organismi geneticamente modificati (Ogm) la propria ragione di vita e che di quella lotta è diventata il simbolo più in vista. Un ritratto duro, sebbene molto accurato, quello firmato da Michael Specter, al quale è seguito uno scambio di “cortesie” tra la Shiva e il direttore del New Yorker, David Remnick. Alla Shiva non è andato giù che una testata blasonata e di chiara impostazione liberal mettesse a nudo le pesanti contraddizioni del suo personaggio di fronte a lettori tradizionalmente sensibili alle sue battaglie, Remnick invece non è stato disposto a digerire in silenzio che il suo giornale venisse accusato di fare propaganda interessata per le multinazionali biotech, e nella sua risposta non le manda certo a dire.

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L’inutile spending review, in un paese che rifiuta i vincoli di spesa

31 luglio 2014

L’impossibilità per questo disgraziato paese di sopravvivere a sé stesso in assenza di feroci vincoli esterni è ben evidenziata sull’ultimo post del blog del Commissario alla Revisione della Spesa, Carlo Cottarelli, che lamenta l’abitudine di utilizzare la promessa di futuri tagli di spesa (lineari o da individuare mediante spending review) come copertura finanziaria per l’introduzione di nuova spesa. Un’abitudine che ha già consentito di impegnare, per il 2015, 1,6 miliardi di euro non ancora risparmiati.

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Gli OGM, la sinistra e i cervelli all’ammasso

25 luglio 2014

Straordinaria serie di non sequitur del professor Marcello Buiatti su l’Unità. Il professore, che fregiandosi del titolo di unico-scienziato-contrario-agli-OGM si è garantito un pulpito perenne pressocché ovunque in un paese che non ha ancora compreso i limiti di applicazione della par-condicio, risponde ad un articolo sulla stessa testata firmato da Gilberto Corbellini, nel quale lo storico della scienza ricordava la figura di Manlio Rossi Doria e criticava l’involuzione luddista ed anti tecnologica della sinistra sui temi dell’innovazione in agricoltura.

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Il succo d’arancia e il modello superfisso

16 giugno 2014

In un fortunato articolo di alcuni anni fa, Sandro Brusco aveva individuato una delle ragioni, forse “la” ragione, per la quale si dicono (e si fanno, come vedremo) tante sciocchezze nel dibattito economico in Italia: il modello dei bisogni fissi e dei fattori fissi di produzione o, più semplicemente, il “modello superfisso”.

Il modello superfisso, a cui la maggior parte dei protagonisti del dibattito politico ed economico italiano si ispirerebbero, si fonda su questi presupposti:

Primo, i bisogni sono fissi. Uno mangia x etti di pasta in un mese, consuma z paia di scarpe e percorre y chilometri in macchina. Tali bisogni vanno comunque soddisfatti, indipendentemente dai prezzi; il risparmio è una variabile residuale. Una prima conseguenza è che, se i prezzi salgono, i consumi restano gli stessi, indipendentemente dal reddito. Inoltre, il risparmio, essendo residuale, è determinato dall’inflazione. Non solo il livello assoluto dei prezzi è irrilevante: anche i prezzi relativi (i rapporti fra i prezzi di due beni diversi) lo sono. Infatti, se i bisogni sono fissi, ne discende che esiste una quantità fissa per ciascun bene da produrre. Se il prezzo della pasta scende e quello delle scarpe sale non potrò mettermi la pasta ai piedi: sempre x etti di pasta e z paia di scarpe dovrò consumare.

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Grillo riporta da Vespa la stessa Italia di sempre

20 maggio 2014

A grattar via la consistente dose di “spettacolo” messa in scena ieri sera da Grillo negli studi dell’ex nemico Bruno Vespa, e a voler cercare qualcosa di politicamente coerente nella sua valigia d’attore, è assai poco quel che rimane, ma quel “poco” dice molto sull’Italia che Grillo ha in mente, sulla forma che dovrebbe avere, sugli interessi che oggi si incarica di rappresentare, a Bruxelles ma soprattutto a Roma.

C’è l’elogio del sistema retributivo: secondo Grillo le pensioni non devono essere fatte con i contributi che ognuno di noi versa durante la sua vita lavorativa. No. Le pensioni devono essere fatte ridistribuendo i contributi di tutti, per accontentare tutti. Ovvero il sistema in vigore fino all’altroieri, in cui i pensionati di oggi sono garantiti dai versamenti di chi oggi lavora, e domani chissà.

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E poteva andar peggio

22 aprile 2014

Mentre si celebra la “non reintroduzione” dell’IMU sui fabbricati rurali strumentali, forse è il caso di fare due conti, e di rimettere lo spumante in frigo. Dunque: l’IMU da terreni agricoli nel 2012 ha reso un gettito di 628 milioni di euro, e leggiamo che il governo intende reperire circa 350 milioni di euro dalla “rimodulazione delle esenzioni”. La dicitura sembrerebbe eufemisticamente delicata, considerato che cifre del genere indicano un aumento della tassazione patrimoniale sulle imprese agricole (e sulle persone fisiche che detengono terreni non edificabili) del 56%. Ma tanto la patrimoniale in questo paese non c’è, vero?

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Coraggio o pregiudizio? Sugli Ogm il governo sceglie la via meno rischiosa

19 marzo 2014

La prima dichiarazione del neo ministro dell’agricoltura Maurizio Martina a proposito di Ogm è stata di netta contrarietà, e questo non dovrebbe meravigliare. Matteo Renzi ha bisogno di tutto fuorché di una polemica che potrebbe incrinare la straordinaria popolarità con la quale il suo esecutivo veleggia verso le elezioni europee, ed opporsi al biotech procura facile consenso: si assecondano i pregiudizi della maggioranza degli italiani, quelli che con l’agricoltura non hanno più nulla a che fare da generazioni, e dell’agricoltura conservano un’idea che si adatta più alle illustrazioni dei libri per bambini che alla realtà.

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La pseudoscienza riporta il morbillo a New York

16 marzo 2014

In Italia, l’ultima grande epidemia di morbillo risale al 2002. In quell’occasione, nella sola Campania, su circa 40.000 bambini malati, ci sono stati più di 600 ricoveri ospedalieri, 15 encefaliti e 6 decessi. Basterebbe questo per ricordarci che il morbillo è una cosa seria. Anche se molti di noi lo ricordano come un evento sgradevole ma quasi ineluttabile al quale bisognava far fronte durante l’infanzia, non grave proprio perché molto comune, fino al 1963 (quando è stato introdotto il vaccino) il morbillo e le sue complicazioni uccidevano ogni anno nel mondo due milioni di bambini. Per farsi un’idea, secondo i dati dell’OMS la malaria nel 2012 ha ucciso 627.000 persone.

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Quanto ci costa vietare gli OGM?

3 marzo 2014

Fino a 650 euro per ettaro. E’ il prezzo che le aziende agricole italiane pagano alla scelta ormai ventennale di rinunciare al mais transgenico, che invece dobbiamo importare per produrre mangimi più sani per i nostri allevamenti pregiati. Intanto a Mantova, nel cuore delle DOP, gli agricoltori chiedono libertà di scelta.

La campagna di Pegognaga, nella Bassa Mantovana, si conforma poco all’immagine  da acquerello che normalmente associamo all’agricoltura tradizionale italiana e che fa da sfondo pubblicitario alla nostra industria agroalimentare di qualità. In questa terra fertile, che si estende pianeggiante a perdita d’occhio, immersa spesso nella nebbia che non lascia trasparire gli intensi colori, ai filari squadrati di pioppi si alternano regolari campi di mais e prati di foraggere. E stalle, efficienti e tecnologiche, perché l’agricoltura della bassa mantovana produce essenzialmente per loro, vacche e maiali.

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Dalle parole ai fatti: #IoStoConCaterina, ma per davvero

4 gennaio 2014

Le immagini e le parole di Caterina Simonsen, la ragazza affetta da gravi malattie rare che ha difeso pubblicamente il ruolo della sperimentazione animale nella ricerca medica, hanno avuto il merito di squarciare la pesante coltre di ipocrisia che circondava il dibattito pubblico sull’uso degli animali nella sperimentazione di farmaci e terapie. Più ancora delle sue parole, sono stati i pesantissimi insulti dei quali è stata fatta segno in rete dagli animalisti ad avere garantito visibilità a lei e al suo punto di vista.

Oggi sono in molti ad offrire a Caterina la solidarietà che merita: comuni cittadini, personaggi dello spettacolo, politici. L’endorsement più importante e convinto è arrivato dal profilo twitter di Matteo Renzi: “Ho visto il suo video e voglio dirlo con tutta la mia forza #iostoconcaterina”.

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Ostellino, la Merkel e il latte versato

4 gennaio 2014

In una recente intervista al Sussidiario, Piero Ostellino si accoda alla già nutrita schiera di coloro che attribuiscono all’Europa e in particolare ad Angela Merkel la responsabilità dei nostri guai. Addirittura, secondo il politologo, la cancelliera starebbe “realizzando in modo apparentemente pacifico il progetto hitleriano (sic)” sull’Europa. Nientemeno.

A fondamento di questa singolare teoria, Ostellino cita la politica agricola europea, in particolare per quanto riguarda la produzione di alcune materie prime: “l’Italia è un produttore di latte e di zucchero, ma dobbiamo distruggerne una parte perché così vuole l’UE, per essere costretti a comperarne dalla Germania e dalla Francia“. Eppure sono proprio questi casi, il latte e lo zucchero, che dimostrano la nostra inguaribile tendenza a farci del male da soli. Guardiamo il latte, magari in un’altra occasione parleremo dello zucchero.

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La nuova voglia di autarchia, da Beppe Grillo ai Forconi

10 dicembre 2013

Beppe Grillo ha lanciato, dalle pagine del suo blog, la sua personale Battaglia del Grano: “i prodotti per l’alimentazione nazionali consumati nel nostro territorio dovranno essere avvantaggiati fiscalmente rispetto agli stessi prodotti provenienti da Paesi della UE”. Si tratterebbe, in parole povere, di un ritorno al protezionismo commerciale per i prodotti agricoli, e del sostanziale smantellamento del mercato comune. Un tema assai caro anche alla Coldiretti, che pochi giorni fa – con il sorprendente sostegno del ministro De Girolamo – ha manifestato al Brennero fermando camion carichi di materie prime alimentari provenienti dal resto d’Europa  e al cosiddetto movimento dei “Forconi”, che proprio in queste ore tentano di bloccare la circolazione sulle principali vie di comunicazione italiane.

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